«Ciao Gaia, figlia di tutti noi»: Quezzi in lutto per la morte della 16enne investita da un'auto

I residenti del quartiere si stringono intorno alla famiglia e agli amici della ragazzina morta al Villa Scassi a tre settimane dal gravissimo incidente di piazzetta Pedegoli

Un intero quartiere in lutto per una giovanissima vita spezzata: la morte di Gaia, la sedicenne di Quezzi travolta da un’auto lo scorso 24 ottobre, ha lasciato sgomento non solo chi la amava e la conosceva, ma un'intera delegazione. 

Gaia è morta giovedì mattina nel reparto Grandi Ustionati dell'ospedale Villa Scassi, dove era ricoverata dal giorno dell’incidente per gravissime ustioni di terzo grado sul quaranta per cento del corpo. A ucciderla uno choc settico: le ustioni hanno causato un’infezione, ha spiegato l’ospedale, che ha provocato un’insufficienza respiratoria, cardiaca e renale.

La notizia è piombata all’improvviso su un quartiere che ancora si stava riprendendo dallo choc dell’incidente: un gruppetto di ragazze travolte da un’auto lanciata ad alta velocità lungo i tornanti di Quezzi, sorprese mentre chiacchieravano su una panchina in piazzetta Pedegoli un sabato sera. Giovedì mattina gli amici di Gaia si sono ritrovati proprio lì, davanti a ciò che resta della panchina, per ricordarla e per renderle omaggio, tra lacrime e dolore. E il quartiere ha fatto muro intorno a loro e intorno alla famiglia: «Morire così in una serata tranquilla con amici non è accettabile», è solo uno dei commenti arrivati sui social, luogo in cui gli abitanti di Quezzi sono riusciti a riunirsi almeno virtualmente. Perché in epoca di coronavirus e zone gialle, arancioni e rosse, ritrovarsi insieme per stringersi e consolarsi non si può fare, e anche i funerali dovranno necessariamente essere ridotti: l’ultimo saluto a Gaia dovrà avvenire in forma privata.

Il quartiere però non si rassegna, e tra inviti a portare fiori sul luogo dell’incidente e a stare vicini alla famiglia, arriva anche la proposta di organizzare una manifestazione, anche in forma ridotta, non solo per ricordare Gaia, ma anche per sensibilizzare e puntare i riflettori sulla sicurezza stradale e sulla velocità troppo elevata con cui spesso le auto percorrono i tornanti di Quezzi. Se non sarà possibile ora, nel rispetto delle norme anti coronavirus, verrà fatta più avanti, quando la pandemia avrà allentato la morsa e ci si potrà riunire senza timori.

La notte del 24 ottobre, al volante dell’auto che è piombata su Gaia e sulle sue amiche c’era un altro giovanissimo: Luca Bottaro, 23 anni, guidava una Bmw con a bordo quattro amici. Tutti sono stati identificati e denunciati per omissione di soccorso, mentre Bottaro, meccanico di Marassi, è stato arrestato e si trova ai domiciliari. Deve rispondere, adesso, di omicidio stradale, e nel corso degli interrogatori ha rivelato che a farlo scappare quella sera sono stati la paura e lo choc.

Le altre due ragazze ferite nello schianto stanno fortunatamente meglio: anche loro giovanissime, una ha rischiato di perdere una gamba, gravemente fratturata, un’altra, incinta, ha riportato ustioni sulle gambe dopo che il motorino scontrato dall’auto ha preso fuoco intrappolandole. Il dolore per la morte di Gaia è altrettanto ustionante, e serpeggia per tutto il quartiere: «Gaia è figlia di tutti noi».

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