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Skateboard, due fratelli genovesi tra i pionieri italiani: "Dalla prima rampa spostata sulle alture, ai giardini Govi"

Storia di Giorgio e Marco Contati, due figure storiche della scena skate italiana, dal pattinaggio allo skateboard, fino ai primi skatepark a Genova

Quattro ruote, una tavola, e via in libertà: ma lo skateboard - che ha visto alcuni dei suoi pionieri italiani proprio a Genova - rappresenta molto più di una disciplina sportiva. Alcuni lo definiscono un passatempo, altri uno stile di vita e ancora un'attività intorno a cui ruotano culture nate sulla strada, amicizie, viaggi. E se lo skate nasce lontano, in California negli anni '50 circa, per sostituire la tavola da surf in assenza di onde, tra gli anni '70 e '80 il fenomeno arriva anche in Italia.

Tra le figure storiche della scena italiana, come racconta Lele Lutteri in "Nessuna regola - 40 anni di skateboard in Italia" (Alcatraz, 2023) ci sono i fratelli genovesi Giorgio e Marco Contati, tra i primi ad approcciarsi allo skate grazie alla loro militanza nel mondo del pattinaggio agonistico. I fratelli volevano provare qualcosa di nuovo soprattutto nella loro città, il capoluogo ligure che, secondo l'autore, "rappresenterà sempre un punto nevralgico della scena skate al pari di grosse città come ad esempio Milano, Torino e Roma".

La prima half pipe a Genova negli anni '70: "Ma ce la fecero togliere"

Giorgio Contati racconta la sua testimonianza nel libro: era a Genova, intorno al 1973, quando vide un ragazzo con uno "strano affare sotto i piedi" (il giovane in realtà, come scoprì più avanti, era Ed Nadalin, famoso surfer e skater californiano di passaggio). Ne rimase colpito, e insieme al fratello a comprarne uno anche a loro, trovato in un negozio di giocattoli in centro. 

La svolta arrivò nella seconda metà degli anni '70, quando i fratelli comprarono una tavola professionale per corrispondenza e scoprirono che ad Antibes, in Francia, c'era uno skatepark e dopo averlo provato si convinsero di volerne uno anche a Genova: "Grazie all'aiuto di un nostro allenatore di pattinaggio, che lavorava in un'officina comunale, e grazie ad alcuni assessori ottenemmo il materiale e il permesso per costruire un'half pipe senza flat, come quelle viste ad Antibes" racconta Contati all'autore del libro, che si occupa di design e grafica legata al mondo dello streetwear e dello skate. Ma nel giro di pochi giorni la gente cominciò a usarla impropriamente, qualcuno si fece male e ai due fratelli venne detto che la rampa non poteva rimanere.

"La facemmo sparire in una sola notte e trovammo un posto in collina, un'area gestita dai preti, che per un affetto simbolico ci permisero di montarla lì. Iniziò a crearsi una bella scena e cominciarono ad arrivare i primi skater un po' da tutta Italia". L'operazione funzionò, tanto che ai fratelli Contati venne dato poi spazio e materiale per una seconda rampa che durò fino al 1983 circa.

La scena si allarga: il successo ai giardini Govi

Ma cosa successe poi? Dopo la metà degli anni '80 la scena si allargò spostandosi sulle strade "anche e soprattutto grazie a uno spazio costruito sopra uno dei nuovi depuratori di Genova (i giardini Govi di Punta Vagno, ndr), uno spot perfetto per il nascente stile street". E sul finire di quegli anni, Contati parla di migliaia di persone che facevano skate e che arrivavano anche dai comuni limitrofi. La cultura dello skate continuò a evolversi, con rivoluzioni a livello di attrezzatura e stili e il web che permise di tenersi costantemente informati sulla scena anche all'estero. Conseguentemente, nel corso degli anni, gli skatepark sono aumentati ovunque, anche in Liguria e nella stessa Genova, per la gioia degli amanti della tavola.

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