Incendio Cogoleto, siccità e stato dei boschi nel mirino. La Regione: «Al lavoro su progetti pilota»

L'inchiesta prosegue per cercare di stabilire le esatte cause del rogo. Ma le condizioni della macchia mediterranea, e l'assenza di piogge, non aiutano un territorio già ad alto rischio

Che il 2019 sia, sino a oggi, uno degli anni più secchi della storia, in Liguria e in provincia di Genova, è ormai una cosa nota. E il terribile incendio che è divampato sulle alture di Cogoleto nella notte tra lunedì e martedì scorsi ne è la dimostrazione: a prescindere dalle cause ancora al vaglio degli inquirenti (che hanno sequestrato un traliccio dopo il racconto di un testimone), boschi e prati ingialliti e aridi hanno costituito un “accelerante” perfetto per le fiamme, che si sono immediatamente estese, illuminando con un inquietante bagliore arancione anche l’A10.

L’incendio di Cogoleto è soltanto l’ultimo di una serie di roghi divampati sul territorio ligure: dalla val d’Aveto alla valle Stura, passando per la Valpolcevera e la Valbisagno, nelle ultime settimane i Vigili del fuoco sono intervenuti di frequente per spegnere sopratutto falò di pulizia sfuggiti al controllo di chi li ha accesi. Nelle ore in cui a Cogoleto si combatteva l’inferno di fuoco, vigili del fuoco e volontari di Protezione Civile e anti incendio boschivo sono entrati in azione anche sul monte Zatta, a Mezzanego, dove sono bruciati 25 ettari di bosco, e nel ponente in via San Pietro e Paolo, a Savona, dove sono bruciati 3.000 metri quadrati, e a Gameragna, località sopra Celle Ligure, dove sono andati in fumo 300 metri quadrati. Anche per questo, la Regione Liguria ha deciso di emettere uno stato di grave pericolosità per incendi in vigore dal 20 marzo.

«Fortunatamente le previsioni parlano di un peggioramento delle condizioni climatiche dal 3 aprile, con conseguente pioggia, ma sicuramente siamo in presenza  di uno stato di siccità che di questi tempi raramente si è visto - conferma l'assessore regionale ai Boschi e alle Politiche Agricole, Stefano Mai, che ha trascorso l'intera nottata di lunedì e gran parte del martedì nel Coc (Centro operativo comunale) di Cogoleto per monitorare la situazione -. I fiumi sono completamente vuoti, e ovviamente ne risente l'ambiente anche l’agricoltura. Se poi all'equazione si aggiunge la superficialità di chi accende fuochi col vento, o peggio ancora l'opera di quei criminali che io definisco "piromani per professione", la situazione è ovviamente critica».

A oggi in Liguria la maggior parte dei boschi sono privati, e spetta dunque al proprietario la manutenzione. I pochi boschi demaniali sono invece stati dati in concessione qualche anno fa tramite bando di gara, e anche in quel caso sarebbe di chi lo ha in gestione il compito di tenerli puliti. Ma «il bosco non potrà mai essere come il giardino di casa, difficile pensare di poterlo tenere pulito alla perfezione - riflette ancora Mai -. Le situazioni critiche sono ovunque, con siccità e forte vento brucia anche a bordo strada: nell’incendio di Cogoleto ho visto pezzi di legno da un kg di peso trasformati in tizzioni volare in spiaggia, bruciavano anche le aiuole prospicienti la provinciale, anche un vivaista che si è visto bruciare tutto».

Le cause dell'incendio di Cogoleto

Una sorta di "incendio perfetto", quello di Cogoleto, alimentato dalla siccità, dalla secchezza del territorio e della vegetazione e dal vento fortissimo: «È inoltre partito di notte, io sono stato avvisato a mezzanotte e alle due era sul posto: non si poteva controllare dall’alto, e questo ha complicato ulteriormente la situazione, anche se devo dire che la sinergia tra vigili del fuoco e volontari è stata esemplare, hanno lavorato benissimo. Nel corso della nottata ho visto persone sfollate arrivare al Coc per chiedere informazioni su come comportarsi, se avrebbero potuto tornare a casa. Una testimone ha parlato di un black out e poi di un bagliore improvviso nel bosco, ma è tutto al vaglio dei carabinieri forestali. Ciò che è importante è  la prevenzione, che viene fatta costantemente: abbiamo erogato risorse regionali per pulizie di terreni e aree boschive, e aperto due bandi, uno in scadenza il 15 aprile e uno l'8 maggio, per incentivare la nascita di start-up di imprese forestali e lo studio e la progettazione di nuove tecnologie finalizzate alla cura e alla manutenzione dell'ambiente boschivo. Per noi il  bosco rappresenta una criticità, invece deve essere opportunità: non possiamo pensare di continuare a erogare fondi pubblici per la manutenzione del territorio, ma dobbiamo aiutare le imprese a costituirsi affinché possano trovare un modo per gestire in maniera fruttuosa il territorio».

Tornando all’incendio di Cogoleto, e sulle sue cause, c’è un’inchiesta aperta dal sostituto procuratore Fabrizio Givri: l’ipotesi è che sia partito dal traliccio abbattuto, ma è da chiarire se ad abbatterlo siano state le fortissime raffiche di vento (era in effetti in vigore un avviso proprio relativo a questa problematica) o un albero di grandi dimensioni trovato poco distante che lo avrebbe di fatto travolto, facendolo cadere causando la rottura del cavo e le scintille, che, in una macchia mediterranea molto secca e fitta, hanno subito attecchito. Inevitabile, dunque, che si passi ad analizzare in parallelo anche la manutenzione delle aree boschive.

Coldiretti, intanto, ha azzardato una prima stima dei danni, parlando di 100mila euro per le aziende agricole devastate dall’incendio: «Gli incendi sono favoriti dal vento e dall’ambiente secco in un mese di marzo con temperature massime e minime che in Liguria sono risultate di circa tre gradi superiori alla media nella prima decade secondo l’Ucea - scrive l’associazione -  Ma a pesare è anche la mancanza di precipitazioni con la caduta in provincia di Genova di circa la metà delle precipitazioni nel 2019 rispetto alla media storica. Per ricostituire i boschi andati in fiamme ci vorranno almeno 15 anni con danni all’ambiente, all’economia, al lavoro e al turismo. Nelle foreste andate a fuoco saranno impedite anche tutte le attività umane tradizionali del bosco come la raccolta della legna, dei tartufi e dei piccoli frutti, ma anche quelle di natura hobbistica come i funghi che coinvolgono decine di migliaia di appassionati».

L’assessore regionale alla Protezione Civile, Giacomo Giampedrone, ha già annunciato l’intenzione di attivarsi a livello regionale per chiedere un provvedimento ad hoc: «Non ci sono i presupposti per chiedere lo stato di emergenza nazionale, ma stiamo già lavorando a un provvedimento a livello regionale per gestire i danni causati dal rogo. Dobbiamo però aspettare lo spegnimento totale del rogo».

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