Camogli, storia del leggendario naufragio del galeone Santo Spirito

Quanto ne sappiamo della storia di questo leggendario galeone, affondato in acque (quelle del mar Ligure) ricche di segreti, misteri e relitti?

Anton Melbye

È stato trovato al largo di Camogli parte dello scafo di un'imbarcazione a 50 metri di profondità, esattamente davanti a Punta Chiappa: la posizione e le caratteristiche hanno subito fatto pensare al Santo Spirito, uno dei più grandi galeoni italiani affondato nel 1579 davanti alle scogliere di Portofino.

Ma quanto ne sappiamo della storia di questo leggendario galeone, affondato in acque (quelle del mar Ligure) ricche di segreti, misteri e relitti?

Relitti di cui sappiamo molto poco

Lo specchio di mare di Punta Chiappa è stato scenario nel 1579 del naufragio della grande nave ragusea Santo Spirito e Santa Maria di Loreto, oggetto a partire dagli inizi degli anni '70 di ripetuti tentativi di ricerca, mai andati a buon fine. La ricerca è resa ancora più importante in quanto nel Mediterraneo sono rarissimi i relitti della prima età moderna che conservano resti strutturali di legno.

Paradossalmente, si conoscono meglio le tecniche costruttive delle antiche navi romane rispetto a quelle risalenti al passaggio tra Medioevo ed età moderna. La storia delle grandi marinerie mediterranee, tra cui quella degli stessi genovesi, non ha infatti tramandato i segreti più preziosi, le tecniche di costruzione navale che erano alla base della potenza politica e commerciale.

Storia del naufragio del Santo Spirito

Ma cos'è successo esattamente nel 1579 al largo di Portofino?

Grazie alle informazioni diffuse dal Gran (Groupe de Recherche en Archéologie Navale) sappiamo che nel tardo pomeriggio del 29 ottobre di quell'anno un imponente veliero mercantile, il Santo Spirito, cercò di mettersi al riparo proprio in quella zona da un'intensa mareggiata. Non ce la fece, e andò a fracassarsi cotnro la scogliera tra la chiesa di San Nicolò tra Camogli e Punta Chiappa. La nave contava su un equipaggio di circa 130 persone e poteva reggere un carico fino a 1.800 tonnellate, che per l'epoca erano davvero molte, tanto da far pensare che potesse essere il galeone italiano più grande, forse addirittura il più imponente di tutto il Mediterraneo occidentale. 

Il suo porto di armamento era Ragusa di Dalmazia (Dubrovnik), repubblica marinara del medio Adriatico.

Non era la prima volta che la nave veniva investita dal maltempo: appena un anno prima di affondare, mentre era diretta dalla Spagna ai porti di Livorno e La Spezia, affrontò un fortunale che le causò gravi danni all'alberatura e allo scafo. Dovette restare ferma per riparazioni per quasi un anno.

Il 28 ottobre del 1579 partì da Genova, con un carico di cannoni, munizioni e chiodi per costruzioni navali, prodotti nelle fonderie genovesi per il vicereame di Napoli, ma con anche tessuti di cotone e lana. Ma il 29, purtroppo, la nave stava ancora arrancando faticosamente nelle acque del Tigullio, preda della tempesta.

Il resto della storia, purtroppo, lo conosciamo. Per fortuna, da quel che riportano le fonti storiche, l'equipaggio riuscì a salvarsi grazie all'aiuto degli abitanti di Ruta e di San Rocco che videro la nave in difficoltà e riuscirono ad aiutare le persone a bordo.

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Ulteriori preziosi dettagli sulla storia del galeone Santo Spirito storia possono essere ricostruiti grazie ai documenti conservati a Genova e in numerosi altri archivi italiani ed europei.

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