Camogli, scoperto un nuovo relitto: potrebbe essere la leggendaria Santo Spirito

Due sub hanno individuato parte dello scafo di un'imbarcazione a 50 metri di profondità davanti a Punta Chiappa: la posizione, e le caratteristiche, hanno subito fatto pensare al galeone affondato nel 1579 davanti alle scogliere di Portofino

Straordinaria scoperta nelle acque al largo di Punta Chiappa, nell’area marina protetta di Portofino: due diver hanno trovato, a una cinquantina di metri di profondità, i resti di un relitto che secondo la Soprintendenza potrebbe essere il leggendario galeone Santo Spirito, naufragato nel lontano 1579.

Gabriele Succi ed Edoardo Sbaraini, titolari della ditta di lavori subacquei “Rasta Divers” di Santa Margherita Ligure e già autori di un’importante scoperta sui fondali del promontorio di Portofino nel 2018, lo scorso febbraio si trovavano nell’area di Porto Pidocchio e nel corso di un’immersione hanno individuato sul fondale una serie di elementi lignei disposti a pettine, così poco usuali in quel contesto da spingerli a segnalare subito il ritrovamento alla Soprintendenza. 

Con una serie di immersioni, in cui gli stessi diver hanno lavorato al fianco degli operatori subacquei della Soprintendenza e dei Carabinieri Subacquei, sono stati avviati accertamenti che hanno portato alla luce una porzione di scafo riconducibile a un relitto della prima età moderna, di cui oggi sono noti pochissimi esempi nel Mediterraneo. Gli studi ovviamente sono ancora in corso e, vista l’importanza del sito, la Soprintendenza sta sviluppando un ampio progetto di ricerca con partner internazionali, per precisarne datazione e caratteristiche tecnico-costruttive e tentarne, in ultimo, l’identificazione. Tra i primi esami che verranno condotti c’è quello del carbonio 14, per la datazione, dopodiché si inizierà a pensare al recupero. 

La storia del naufragio della Santo Spirito

Che si tratti della Santo Spirito resta un'ipotesi tanto straordinaria quanto possibile: è ormai noto che lo specchio di mare di Punta Chiappa sia stato scenario, nel 1579, del naufragio della grande nave ragusea Santo Spirito e Santa Maria di Loreto, oggetto a partire dagli inizi degli anni ’70 del secolo scorso di ripetuti tentativi e successivi programmi di ricerca, la cui storia può essere ricostruita nel dettaglio grazie ai documenti conservati a Genova e in numerosi altri archivi italiani ed europei.

Si tratta comunque, a prescindere dell’identificazione del relitto, di una scoperta importantissima, perché la prima in Italia di relitti di questo tipo: «Ogni nuova scoperta archeologica, soprattutto se di importanza internazionale come quella che presentiamo oggi, è fonte di grandi emozioni, entusiasmi, ipotesi e supposizioni; ma ciò che adesso risulta prioritario è procedere immediatamente alla messa in sicurezza del sito tramite specifiche ed efficaci disposizioni condivise con l’Autorità Marittima e l’Area Marina Protetta di Portofino - ha spiegato Simon Luca Trigona, archeologo subacqueo e referente Stas e si occupa della tutela archeologica del Comune di Genova - Il progetto di ricerca e il suo staff è già al lavoro, anche se non possono essere negate le difficoltà tecniche di lavorare al limite delle possibilità operative della subacquea professionale; dovremo trovare i finanziamenti e avremo bisogno di tempo per l’organizzazione e l’esecuzione delle indagini, ma il nuovo relitto Camogli 1 sarà certamente una miniera di informazioni per la storia della marineria mediterranea e, forse, potrà porre fine al lungo capitolo legato alla ricerca del famoso relitto raguseo del Santo Spirito e Madonna di Loreto».

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«Il patrimonio tutelato, dalle grandi evidenze alle tracce semi-sconosciute sul nostro territorio, costituisce un universo straordinario e multiforme, da proteggere e promuovere - ha spiegato Alessandra Cabella, storico dell’arte subacqueo presso lo Stas e referente della tutela storico- artistica per le unità territoriali Genova Sud-Est e Genova Nord-Ovest - La collaborazione coi subacquei e coi diving center è particolarmente preziosa: segnalare una scoperta non è solo un obbligo di legge. I due scopritori con la segnalazione di questo nuovo importantissimo relitto sono diventati parte attiva nella tutela di un patrimonio che costituisce parte pulsante e identitaria delle nostre radici storiche e culturali».

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