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Approvato in Regione il piano rifiuti: obiettivo 67% differenziata, infuria la polemica

Forti critiche dell'opposizione sul biodigestore di Saliceti bocciato dal Tar e sugli obiettivi fissati, definiti 'poco ambiziosi'

Il Consiglio Regionale della Liguria ha approvato con 18 voti a favore, 11 contrari (la minoranza) e un astenuto (Gianmarco Medusei della Lega), la proposta di deliberazione sull'aggiornamento del Piano regionale di gestione dei rifiuti e delle bonifiche 2021-2026. Confermato nella pianificazione il biodigestore nello spezzino che smaltirà 60 mila tonnellate di Forsu (Frazione organica del rifiuto solido urbano), soluzione osteggiata dall'opposizione e al centro della polemica perché non autorizzato dal Tar e ora al vaglio del Consiglio di Stato. Il Piano, approvato nel dicembre scorso dalla Giunta, ha superato la fase di consultazione pubblica della Valutazione Ambientale Strategica e rimarrà valido fino a 2026.

Il nuovo piano dei rifiuti punta a una riduzione alla fonte della produzione di rifiuti urbani (-4% al 2026) e ad aumentare ulteriormente la raccolta differenziata (fino a un minimo del 67% sempre nel 2026), con nuove azioni di prevenzione e la promozione della tariffazione puntuale. Inoltre prevede la sostanziale conferma dell’assetto impiantistico per il trattamento dell’indifferenziato, incentrato sui 4 poli di Colli (Imperia), Boscaccio (Savona), Scarpino (Genova) e appunto Saliceti nello spezzino, e per il recupero della frazione organica.

Il documento prevede inoltre un nuovo impianto d’ambito regionale che valorizzi il rifiuto indifferenziato in uscita dagli impianti di trattamento meccanico biologico, mediante un approccio preferibilmente 'waste to chemical', cioè producendo 'green fuels' quali idrogeno e metanolo che possano essere impiegati in distretti verdi, con forte effetto di decarbonizzazione; in alternativa saranno valutate tecnologie di valorizzazione energetica. L’obiettivo infatti è valorizzare tali rifiuti per rendere la discarica uno strumento residuale e compiere il passo decisivo per la chiusura del ciclo a livello regionale, evitando l’invio di rifiuti fuori regione, minimizzando gli impatti ambientali e ottimizzando i costi. Il piano non localizza il nuovo impianto, per cui saranno necessari specifici canali di finanziamento, ma definisce criteri localizzativi che saranno alla base della futura scelta del sito di intesa con gli enti interessati.

Toti e Giampedrone: "Svolta storica"

Soddisfatto il presidente Giovanni Toti che ha commentato: "Una svolta storica, senza precedenti. Per la prima volta il Piano punta alla chiusura completa del ciclo dei rifiuti: un traguardo assolutamente impensabile fino al 2015 e che oggi, grazie al lavoro fatto da allora, soprattutto per spingere l’aumento della raccolta differenziata, non solo è realizzabile ma vede già pronti progetti condivisi con gli enti territoriali per oltre 138,4 milioni di euro, valutati positivamente per la conformità al Pnrr". Gli fa eco l'assessore Giacomo Giampedrone: "Risultato frutto di anni di impegno costante da parte della Giunta, un lavoro che ha consentito di raggiungere risultati importanti in questi anni: siamo passati da una situazione definita 'arcaica' nel 2014 dalla commissione bicamerale d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti, ad un sistema moderno, ambizioso, con una prospettiva di grande implementazione impiantistica per i prossimi anni, in grado di valorizzare i vari flussi e che sancirà il vero salto di qualità nella gestione del ciclo in Liguria. Sul fronte della raccolta differenziata si è registrato un trend di costante aumento negli ultimi anni, crescendo dal 38,63 del 2015 al 55,71 del 2021, con ben 17 punti percentuali di differenza. Adesso dobbiamo fare un ulteriore passo avanti":

Per quanto riguarda i rifiuti speciali il nuovo Piano prevede nuove azioni in tema di rifiuti inerti, rifiuti da costruzione e demolizione e terre e rocce da scavo, oltre a percorsi per trovare soluzioni locali per flussi di rifiuti quali fanghi da depurazione o rifiuti sanitari.

Le critiche dell'opposizione

Pioggia di critiche da parte dell'opposizione in consiglio regionale, il Movimento 5 Stelle punta il dito: "Vogliono far passare il sito di Saliceti come autorizzato, il Tar ha però annullato l'autorizzazione. L’obiettivo è evidente - sostiene il consigliere Paolo Ugolini - bypassare la sconfitta al Tar e magari fare pressioni al Consiglio di Stato in sede di Appello. Ricordiamo però alla Giunta che il sito del biodigestore è stato deciso: non Saliceti, bensì Boscalino, che dovrà comunque essere avallato dal Piano Provinciale. Ricordiamo inoltre che il Piano regionale rifiuti può definire criteri ma non stabilire le localizzazioni. Non lo diciamo noi, ma la legge nazionale, che non può essere modificata o aggirata da atti regionali sia di legge che amministrativi. Inoltre sulla differenziata ci sono state scelte più coraggiose in altre Regioni, capaci di superare l'80%, mentre qui si parla del 67%". Il capogruppo Fabio Tosi aggiunge: "In Liguria i casi virtuosi non mancano: lo spezzino, ad esempio, viaggia sul 75%, così come molti comuni dell’area metropolitana. Unica eccezione, in questo quadro, la Genova di Bucci, che addirittura non raggiunge il 40%. Il centrodestra vorrebbe premiarla permettendole di gestire chi invece si muove bene, come il Tigullio. In parole povere, Amiu potrebbe inglobare i territori virtuosi, livellando oneri e onori. Morale: il conto genovese lo pagherà il Tigullio e questo è inaccettabile".

Roberto Centi, consigliere regionale della Lista Sansa: "Se Regione e Provincia dovessero vincere il controricorso al Consiglio di Stato, non rispettando la sentenza del Tar, verranno scaricate decine di migliaia di tonnellate di rifiuti provenienti da mezza Liguria. Il piano risulta Genova-centrico, nonostante sulla raccolta differenziata la provincia della Spezia superi il 74% e quella di Genova sia al 55% (con il Comune di Genova fermo al 38%). Un piano che prevede anche un inceneritore in Regione, che ha bisogno di quantità enormi di combustibile, un piano in cui non si vede che il problema del biodigestore di Saliceti è una questione di cui si deve fare carico la Regione e non solo noi consiglieri di opposizione".

Infine il Partito Democratico: "Poco coraggio e mancanza di scelte adeguate per implementare la raccolta differenziata e il riciclo: il piano presentato dalla giunta non promuove scelte virtuose per il riuso e il compostaggio; ferma l’obiettivo della raccolta differenziata al 67%; prevede impianti per lo smaltimento sovradimensionati, che comporteranno costi maggiori per utenti e gestori, e riprende il progetto del biodigestore di Saliceti, bocciato dal Tar. Oltre a un termovalorizzatore fantasma che nessuno sa dove sorgerà". 

"Un piano privo di visione e con scarso coraggio - rincara il consigliere regionale del Pd Davide Natale - ferma l’obiettivo per la raccolta differenziata al 67%, una percentuale molto lontana dagli standard europei di altre Regioni, prevedendo una diminuzione dei rifiuti indifferenziati, rispetto allo scorso piano, di un solo 4%. Un dato che si aggiunge a una mancanza di politiche per la riduzione di rifiuti indifferenziati. Manca un piano per il sostegno dei centri di riuso che in altre regioni, invece, sono promossi in modo sostanziale con iniziative mirate per aumentarne la diffusione capillare". Il capogruppo Luca Garibaldi aggiunge: "Un piano che mostra chiaramente il mancato sfruttamento di tutte le risorse messe in campo dal Pnrr: la Giunta ha perso milioni di euro per l’assenza di una programmazione regionale che non ha sopperito ai tanti ritardi storici, soprattutto per quanto riguarda l’impiantistica. Ancora una volta si sceglie di fare il minimo indispensabile, senza porsi obiettivi alti, come invece sarebbe opportuno se si vuole puntare al rilancio della Regione". I consiglieri del Pd hanno poi sollevato alcuni dubbi sull’impianto di Scarpino e futuro di quelli di Spezia e Savona oltre a quelli sulla previsione di un termovalorizzatore "che nessuno sa dove sorgerà".

La replica della Lista Toti

Alle accuse del Pd ha replicato la Lista Toti: "Hanno definito il piano regionale dei rifiuti poco coraggioso perché non punta oltre il 67% della percentuale di differenziata, prevede impianti sovradimensionati e rispolvera il progetto di Saliceti nello Spezzino. Il Pd insegna alla giunta Toti a fare la differenziata? Il Pd che lasciò la Liguria nel 2015 a quota 38,63% quando la riforma voluta dall'assessore Giacomo Giampedrone l'ha portata in 6 anni al 55,71%. A salire in cattedra è persino un dem spezzino? Uno che arriva da un territorio lasciato dalle amministrazioni di sinistra al 37,6%  e che si ritrova ora a guidare l'intera regione con il 75,12%? I cittadini sono liberi di giudicare di chi ci si possa fidare. Quanto all'obiettivo fissato al 67% su base regionale, cioè comunque un'ulteriore crescita del 12%, ci limitiamo a osservare che non diamo numeri a caso. Preferiamo dare quelli oggettivamente credibili e raggiungibili. Il resto è propaganda, demagogia".

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