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Ikea, la protesta non si ferma: nuovo sciopero l'11 luglio

I dipendenti della multinazionale svedese incrociano le braccia con un presidio davanti all'ingresso di Campi per protestare contro il mancato rinnovo del contratto integrativo. Solidarietà espressa dai lavoratori di Andaldo Energia

A poco più di un mese dallo sciopero dello scorso 6 giugno, i dipendenti dell’Ikea di Campi tornano a incrociare le braccia aderendo allo sciopero indetto dai sindacati a livello nazionale per sabato 11 luglio, durante il quale si asterranno dall’intero turno di lavoro.

I lavoratori dell’azienda si riuniranno nuovamente in presidio davanti all’ingresso del megastore di via Perini alle 9.30 di sabato, distribuendo volantini e protestando contro il mancato rinnovo del contratto integrativo, scaduto ormai da oltre un anno: troppo rigido, spiegano i sindacati, l’atteggiamento dell’azienda nei vari incontri al tavolo di confronto, dove è stata «riproposta con insistenza l’ipotesi di tagli lineari al salario con la decurtazione della maggiorazione domenicale e festiva».

A inasprire ulteriormente gli animi, la proposta di trasformare il premio aziendale da fisso a variabile vincolandolo a obiettivi specifici: «La disdetta unilaterale di oltre 20 anni di contrattazione da parte di Ikea è stato un gesto politico di rottura, che prosegue nella rigidità di una posizione incentrata su tagli insostenibili. Le lavoratrici e i lavoratori di Ikea hanno già scioperato nel mese di giugno per mandare forte e chiaro un messaggio all'azienda - fanno sapere i sindacati in una nota - oggi, di fronte a una posizione aziendale del tutto inaccettabile e in mancanza di margini di trattativa, hanno deciso di scioperare ancora, in difesa del proprio contratto integrativo e dei propri diritti».

Ad abbracciare la causa dei lavoratori Ikea sono stati quelli di Ansaldo Energia, anche loro sul piede di guerra nei confronti dell'azienda, che in una nota hanno manifestato tutta la solidarietà spiegando che «abbiamo orari, mansioni, professionalità diverse, ci separa qualche centinaio di metri di strada, ma, a voi come a noi, viene richiesto, dalle rispettive aziende, di peggiorare salari e condizioni di lavoro attraverso il rinnovo del contratto integrativo. Con lo sciopero avete deciso di non subire, così come noi, qualche settimana fa abbiamo deciso di rispedire al mittente la vergognosa proposta aziendale attraverso il referendum. Siamo con voi perché chi lotta, decide di mettersi in gioco, decide di reagire e per questo merita tutto il nostro rispetto e solidarietà».

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