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Pesto col botulino, Montaldo: «La situazione è tranquillizzante»

L'allarme sembra rientrare per il caso del botulino trovato nel pesto prodotto dalla ditta Bruzzone e Ferrari di Genova e distribuito in quasi tutto il nord Italia

I primi esami scongiurano l'ipotesi che la tossina si sia formata, ma intanto la procura apre un'inchiesta per 'lesioni colpose'. L'allarme sembra rientrare per il caso del botulino trovato nel pesto prodotto da un'azienda genovese e distribuito in quasi tutto il nord Italia.

Certezze si avranno solo nei prossimi giorni al termine delle colture batteriologiche sui prelievi. Negli ospedali genovesi ci sono ancora due pazienti ricoverati, mentre sono un centinaio quelli che sono stati visitati e dimessi.

A fare il punto della situazione è stato l'assessore alla salute della Regione Liguria, Claudio Montaldo. «Dai primi esami dopo 24 ore, non ancora definitivi e ufficiali, risulta che la tossina non si è formata», ha detto.

Nei vasetti del 'Pesto di Prà' della ditta 'Bruzzone e Ferrari' in sostanza è stata segnalata - durante un controllo di routine della stessa azienda - la presenza del batterio ma non della tossina, responsabile dei sintomi dell'intossicazione. Gli esiti definitivi degli esami, effettuati dall'istituto superiore di sanità e dall'istituto zooprofilattico di Torino, si avranno solo nei prossimi giorni.

«La situazione è tranquillizzante - ha aggiunto Montaldo - e se c'era un pericolo la tempestività dell'intervento lo ha scongiurato». Del lotto 13G03 con scadenza il 9 agosto facevano parte 14.872 confezioni, distribuite soprattutto in Liguria ma anche in Valle d'Aosta, Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna, Toscana, e ora in gran parte tolte dal mercato.

Nas e ispettori dell'Asl ieri mattina hanno effettuato un sopralluogo nell'azienda, non rilevando criticità. Da appurare la provenienza del batterio all'interno della filiera, ma ci vorrà del tempo.

Intanto la procura muove i primi passi e apre un fascicolo per 'lesioni personali colpose' affidato al pm Stefano Puppo. Tra domenica e lunedì i centralini degli ospedali genovesi sono andati in tilt, soprattutto per le richieste di informazioni.

La paura si è diffusa tra le gente ligure, grande consumatrice della salsa. È anche scattata una sorta di psicosi («Da noi si é presentato uno che aveva mangiato pesto tre mesi fa» ha raccontato Paolo Cremonesi, primario dell'ospedale Galliera) che fatto lievitare l'afflusso ai pronto soccorso.

Molti si sono comunque presentati con il vasetto del pesto 'incriminato', che é stato inviato ai laboratori analisi. A chiedere verifiche rapide è la Confederazione italiana agricoltori, sottolineando che «la paura a tavola incide pesantemente sui consumi, soprattutto in Italia dove la garanzia di sicurezza alimentare è il criterio al primo posto nelle scelte di acquisto per otto cittadini su dieci» (Ansa).

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