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Scontri a Corvetto, si presentano in procura gli agenti autori del pestaggio del giornalista

I quattro poliziotti del reparto mobile che hanno atterrato e colpito il cronista infierendo su di lui anche quando era a terra sono stati ascoltati dal pubblico ministero Gabriella Dotto

Si sono presentati spontaneamente in Procura, accompagnati dai loro avvocati, i 4 agenti che nel corso degli scontri avvenuti in piazza Corvetto in occasione del comizio di CasaPound e della contromanifestazione antifascista hanno atterrato e picchiato il giornalista di Repubblica, Stefano Origone, rompendogli due dita di una mano e una costola.

I quattro poliziotti sono stati sentiti dal procuratore aggiunto Gabriella Dotto, rilasciando dichiarazioni che sono ancora al vaglio degli inquirenti. A confermarlo è stato il procuratore capo Francesco Cozzi, che ha voluto sottolineare lo stretto rapporto di collaborazione che sin dal primo momento è intercorso con la questura e con i funzionari cui sono affidate le indagini, che seguono due filoni; uno, coordinato dal dirigente della Squadra Mobile Marco Calì, incentrato sul pestaggio di Origone, e un altro, affidato al dirigente della Digos Francesco Borrè, finalizzato a fare luce sui disordini di piazza e sul comportamento dei manifestanti più violenti, due dei quali arrestati e processati per direttissima il giorno successivo agli scontri di Corvetto.

Scontri a Corvetto, sentito in procura il poliziotto che ha salvato il giornalista picchiato

«A differenza di quanto profetizzato, mi preme sottolineare che c’è stata sin dal primo momento ampia disponibilità e collaborazione da parte dei dirigenti e del questore nei confronti degli ufficiali di polizia giudiziaria incaricati dell’indagine per fare chiarezza sui due aspetti che stiamo perseguendo come procura - ha detto Cossi -  Il primo riguarda la ricostruzione dei fatti accaduti in occasione del comizio elettorale di CasaPound, la scena e la dinamica dei fatti, il secondo è finalizzato invece a individuare le persone che si sono rese autrici di comportamenti violenti».

Cozzi: «I tempi sono cambiati, stretta collaborazione tra procura e forze di polizia»

Già nei giorni successivi al pestaggio, dalla procura era arrivato l’invito, rivolto sia agli agenti sia ai manifestanti protagonisti degli scontri, di presentarsi spontaneamente per rendere dichiarazioni: «Quanto accaduto a Stefano Origone è sicuramente andato al di fuori di un contesto finalizzato a riportare l’ordine nella piazza a seguito delle aggressioni avvenute nei confronti dei reparti schierati - ha aggiunto Cozzi - Origone ha ricevuto colpi anche con mezzi in dotazione, ovviamente l’episodio va inquadrato nel contesto di tutta l’azione e della scena generale, e sarà utile per accertare i comportamenti che l’hanno preceduto e seguito. Proprio in questo contesto sottolineo che dopo qualche giorno i poliziotti coinvolti hanno manifestato volontà di chiarire comportamenti e condotte, tutti diversi tra loro: c’è stato chi ha colpito in piedi, chi ha infierito quando Origone già era a terra, chi ha continuato a colpire. E adesso si tratta di far coincidere il comportamento con l’identità degli autori e spiegarne ragioni».

Cozzi è tornato a condannare quanto accaduto a livello globale: «Si è trattato di episodi assolutamente deprecabili, cose che non devono succedere in un qualsiasi pomeriggio di un girono di maggio - ha chiarito - Non è detto che quello che ha riguardato Origone sia l’unico avvenuto. Accerteremo se ci siano stati altri fatti analoghi e anche fatti di aggressione con armi improprie da parte dei manifestanti, continuo a sperare che anche loro si presentino e spieghino le loro condotte, visibili chiaramente anche dai filmati, e valuteremo il tutto anche dal punto di vista delle esigenze cautelari e della pericolosità di determinati comportamenti, chiarendo se si tratta di condotte reiterate»,

A oggi, oltre a quanto accaduto a Origone, alla procura è giunta la notizia di una sola altra manifestante che si è presentata all’ospedale Galliera il giorno successivo agli scontri lamentando una ferita alla mano legata al lancio di un lacrimogeno. A oggi si stima siano una sessantina i lacrimogeni lanciati verso la folla nel tentativo di respingere i manifestanti più violenti, alcuni dei quali piovuti in mezzo alla piazza gremita di manifestanti rimasti nelle retrovie. 

«Abbiamo bisogno di comportamenti duri e determinati per le forze dell’ordine che subiscono aggressioni morali e fisiche durante lo svolgimento del loro lavoro - ha aggiunto ancora il procuratore capo di Genova - ma anche di comportamenti controllati da parte di chi manifesta. Ognuno di noi deve sapere che deve rispondere di quello che fa, anche chi semina caos e paura in un normale giorno di maggio, se 20 o 30 persone esercitano il diritto loro riconosciuto di svolgere attività elettorale. Non entro nel merito delle scelte  fatte, ma mi rammarico per il coinvolgimento dei cittadini e dei rappresentanti degli organi d’informazione: la stampa, così come le forze dell’ordine, è un pilastro del nostro sistema costituzionale, ed è francamente avvilente che un rappresentante di uno dei due pilastri entri in conflitto con l’altro nell’esercizio di attività a tutela dell’interesse pubblico».

Cozzi ha quindi chiarito che «non ha rilevanza se chi ha subito un carico di violenza eccessivo o incontrollato è u giornalista, non è immune o privilegiato, se al suo posto ci fosse stato un passante non sarebbe cambiato nulla».

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