Coronavirus, task-force in prefettura. I medici di famiglia: «Non venite in studio, prima triage al telefono»

Regione, Alisa e Protezione Civile si riuniscono per stabilire il protocollo da seguire in caso di eventuali contagi, che a oggi in Liguria non sono registrati. Cosa fare se si hanno sintomi sospetti

Nessun caso di coronavirus in Liguria. A ribadirlo sabato sera è stato il presidente della Regione, Giovanni Toti, che in mattinata si è riunito in prefettura con il dipartimento di Sanità e la Protezione Civile per stabilire un piano di gestione della situazione e unificare il protocollo da seguire nel caso in cui anche in Liguria dovessero verificarsi casi come quelli della Lombardia o del Veneto.

Alla riunione, iniziata alle 11, partecipano il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti, l’assessore alla Sanità Sonia Viale, l’assessore alla Protezione civile Giacomo Giampedrone, l’assessore alla Comunicazione Ilaria Cavo, il sindaco di Genova Marco Bucci, i vertici di Alisa, assieme ai prefetti liguri e Pierluigi Vinai in rappresentanza di Anci. Obiettivo, fare il punto sulla situazione in Liguria e stabilire una strategia per i prossimi giorni.

«Un vertice fondamentale per essere coordinati e pronti a gestire al meglio qualsiasi eventuale caso di coronavirus in Liguria. È importante essere lucidi, senza allarmismi con la massima attenzione per la salute e la sicurezza dei cittadini - ha detto Toti - Il nostro sistema è pronto ad affrontare eventuali criticità. Invitiamo i liguri a consultare i nostri canali web e social, per essere informati in tempo reale e a seguire le indicazioni per non correre inutili rischi».

Nelle ore in cui ancora si cerca di ricostruire come e da chi il manager 38enne di Codogno abbia contratto il virus (l’amico rientrato dalla Cina con cui ha cenato è risultato non soltanto asintomatico, ma anche completamente estraneo al coronavirus, che non sarebbe nel suo organismo), e nelle ore in cui il Consiglio dei Ministri ha varato uno speciale decreto che di fatto isola le aree focolaio - non si entra e non si esce - e congela lezioni in ogni scuola di ordine e grado e manifestazioni sportive, anche la serie A si ferma in Lombardia e Veneto su disposizione di governo e sindaci. Annullata, dunque, la partita tra Inter e Samp prevista domenica.

A oggi in Liguria sono 45 le persone che si trovano ufficialmente in isolamento volontario al proprio domicilio. Si tratta di un sanremese rientrato da una crociera su cui era stato registrato un caso di coronavirus, che si è volontariamente rivolto ai soccorritori chiedendo come comportarsi, e di 36 giovani sbandieratori di un gruppo storico di Levanto, nello spezzino, e dei loro 8 accompagnatori, anche loro residenti nell’area di Levanto, che lo scorso 16 febbraio hanno partecipato a una manifestazione a Codogno, il comune del Lodigiano epicentro dell’epidemia lombarda. 

Smentita più volte invece la presenza di Levanto nella lista dei Comuni da isolare, una fake news che ha iniziato a circolare nel pomeriggio di sabato con una foto modificata appositamente. 

Coronavirus, i medici di famiglia: «Non venire in studio, prima triage telefonico»

Anche le associazioni dei medici di famiglia sono intervenute sul tema coronavirus e gestione di potenziali casi, ricordando che chi teme di avere contratto il virus deve come prime cosa telefonare al medico di famiglia, che potrà effettuare un primo triage telefonico sulla base dei sintomi e del quadro clinico del singolo paziente, già conosciuto. 

Nessuna visita in studio, dunque, dove il rischio di contagio, in caso di confermato coronavirus, aumenterebbe esponenzialmente non soltanto per il medico, ma anche per tutti i pazienti che a lui ricorrono quotidianamente. Il triage telefonico, fa sapere la cooperativa dei medici di medicina generale genovesi Medicoop Genova, prevede domande sui contatti, sulla capacità respiratoria del paziente, su eventuali episodi di dispnea. 

Tutti i medici di famiglia, che hanno dato disponibilità a tenere il cellulare acceso e dunque a essere reperibili dalle 8 alle 20 tutti i giorni, stanno ricevendo una scheda con le modalità del triage telefonico.

«Il medico di famiglia che visita un paziente con sintomi sospetti da COVID-19 dovrà essere dotato di sistema di sicurezza - continua Medicoop - mascherine FPP2 e FPP3, tuta e occhiali (forniti dall'Asl) per evitare di diventare lui stesso soggetto contaminante. Nel caso in cui abbia visitato un paziente risultato poi positivo senza sistema di sicurezza, dovrà essere messo lui stesso in quarantena».

Nel caso in cui il medico di medicina generale non fosse disponibile, l’invito resta quello di chiamare la Guardia Medica spiegando dettagliatamente i sintomi o, scelta primaria, chiamare il 112 e spiegare in maniera chiara e approfondita la situazione per valutare la presa in carico. Resta altamente sconsigliato andare in pronto soccorso: la presa in carico domiciliare, e l’eventuale isolamento successivo, sono fondamentali per isolare il singolo caso ed evitare che eventuali contagi possano trasformarsi in focolai come accaduto nel Lodigiano o in Veneto.

Coronavirus, i provvedimenti del governo per le zone focolaio

I provvedimenti adottati dal Consiglio dei Ministri nell’apposito decreto sull’emergenza epidemiologica da COVID-2019 riguardano soprattutto la gestione dei casi.

Tra le misure sono inclusi, tra l’altro, il divieto di allontanamento e quello di accesso al Comune o all’area interessata; la sospensione di manifestazioni, eventi e di ogni forma di riunione in luogo pubblico o privato; la sospensione dei servizi educativi dell’infanzia e delle scuole e dei viaggi di istruzione; la sospensione dell’apertura al pubblico dei musei; la sospensione delle procedure concorsuali e delle attività degli uffici pubblici, fatta salva l’erogazione dei servizi essenziali e di pubblica utilità; l’applicazione della quarantena con sorveglianza attiva a chi ha avuto contatti stretti con persone affette dal virus e la previsione dell’obbligo per chi fatto ingresso in Italia da zone a rischio epidemiologico di comunicarlo al Dipartimento di prevenzione dell’azienda sanitaria competente, per l’adozione della misura di permanenza domiciliare fiduciaria con sorveglianza attiva.

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È prevista poi la sospensione dell’attività lavorativa per alcune tipologie di impresa e la chiusura di alcune tipologie di attività commerciale; la possibilità che l’accesso ai servizi pubblici essenziali e agli esercizi commerciali per l’acquisto di beni di prima necessità sia condizionato all’utilizzo di dispositivi di protezione individuale; la limitazione all’accesso o la sospensione dei servizi del trasporto di merci e di persone, salvo specifiche deroghe.

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