Mercoledì, 23 Giugno 2021
Cronaca

Neonato di una settimana con cardiopatia congenita, trasferito dal Kosovo al Gaslini

Il bimbo con la sua mamma è arrivato nella serata di giovedì 29 aprile a Genova, dove sarà sottoposto a un delicato intervento dai cardiochirurghi dell’istituto pediatrico

Ha appena una settimana di vita il piccolo Rron, nato a Ferizaj in Kosovo con una cardiopatia congenita, la sindrome del cuore sinistro ipoplasico, che richiede un intervento urgente non effettuabile nel suo Paese. Grazie alla stretta collaborazione tra l’ospedale pediatrico Giannina Gaslini e Flying Angels Foundation - onlus specializzata nel trasferimento aereo di bambine e bambini gravemente malati – il bimbo con la sua mamma è arrivato nella serata di giovedì 29 aprile a Genova, dove sarà sottoposto a un delicato intervento dai cardiochirurghi dell’Irccs pediatrico ligure.

Il trasporto del neonato è stato realizzato da un'equipe della UOC di Terapia Intensiva Neonatale e Pediatrica dell'Istituto Giannina Gaslini, composta dal dottor Andrea Moscatelli, direttore del reparto, Stefania Bianzina, intensivista anestesista rianimatore e Simona Cavalieri, infermiera pediatrica, che ha assistito Rron durante tutto il viaggio, permettendogli di arrivare in condizioni ottimali all’ospedale pediatrico genovese.

«Il trasporto internazionale di un paziente critico è un’attività ad altissima complessità che richiede elevatissime competenze. Si deve garantire lo stesso livello di cure di una terapia intensiva durante tutte le fasi del trasporto. Ciò comprende il volo, ma anche il trasferimento da ospedale ad aeroporto e da aeroporto al Gaslini. È quindi necessario adattare ai vari mezzi l’utilizzo di apparecchiature sofisticate quali ventilatore meccanico, dispositivi per ECMO, monitor, pompe infusionali, ecografo etc. La preparazione meticolosa dei materiali e di tutte le fasi della missione può richiedere molte ore. Di solito l’equipe di trasporto è composta da tre persone: due medici ed un’infermiera o due infermiere ed un medico. Nei casi più complessi vengono impiegate sino a quattro persone compreso il tecnico perfusionista in caso di ECMO. La stabilizzazione presso il centro inviante può impegnare l’equipe sanitaria per alcune ore ed è il presupposto fondamentale per un trasporto sicuro. Una missione implica generalmente una trasferta di 12 ore ma, in caso di condizioni meteo avverse, quando il trasporto avviene in elicottero, l’equipe può essere impegnata per oltre 24, in attesa della fattibilità del volo» spiega Andrea Moscatelli.

Il trasporto è avvenuto a bordo di un’aeroambulanza finanziata da Flying Angels Onlus con il contributo di UniCredit Foundation. Le spese mediche sono coperte dal Ministero della Salute del Kosovo.

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