Moto elettriche sulla pista ciclabile, la Fiab dice no al progetto di Bucci

Il circolo genovese della Fiab Amici della Bicicletta: «Una cosa esclude l'altra, la carreggiata a mare non sarebbe più una pista ciclabile ma una Ztl»

Le possibili novità annunciate dal sindaco Marco Bucci in tema di mobilità fanno discutere i genovesi. A prendere posizione contro l'apertura della nuova pista ciclabile di corso Italia anche alle moto elettriche è il circolo genvese della Fiab, associazione degli Amici della Bicicletta: «Una cosa esclude l'altra»

«Apprendiamo da notizie di stampa che sarebbe intenzione del comune di modificare a fine settembre l’assetto della pista ciclabile di Corso Italia dividendo le due carreggiate - hanno scritto in una nota - : in quella a mare bici e pure moto elettriche con il limite di 30 km orari in entrambi i sensi, nella carreggiata a monte invece tutto il traffico, bus e auto, anche in questo caso in tutti e due i sensi di circolazione. Apprezziamo le buone intenzioni ma ci auguriamo che alcune cose siano state ponderate adeguatamente».

«Innanzitutto la carreggiata a mare non sarebbe più una pista ciclabile ma una Ztl - prosegue la Fiab - . Infatti il Codice della strada è chiaro nel definire le due cose: la pista ciclabile è parte longitudinale della strada, opportunamente delimitata, riservata alla circolazione dei velocipedi e la Ztl al contrario è un’area in cui l'accesso e la circolazione veicolare sono limitati a ore prestabilite o a particolari categorie di utenti e di veicoli. La commistione tra moto elettriche e biciclette esclude automaticamente la pista ciclabile e si configura nella Ztl, avvalorata anche dal fatto che in Corso Italia lato mare ci siano 10 accessi carrabili tra cui un autolavaggio. Non crediamo che si possa negare l'accesso agli aventi diritto ed in tal caso qualche auto/moto si ritroverà sempre in mezzo alle famiglie con bambini che pedalano allegramente pensando che si tratti di una ciclabile protetta».

«Può sembrare strano - rileva ancora la Fiab - ma per il tipo di utenza a cui è destinata la strada è molto meglio lasciarla così, con una corsia riservata alle bici e visivamente ben delimitata piuttosto che trarre in errore su di un bidirezionale promiscuo bici ed altri aventi diritto motorizzati di massa e potenza decisamente superiore a quella di una bicicletta. Ovviamente questo in attesa di una pista ciclabile strutturata, bidirezionale, in sede propria ottenibile con il rifacimento della carreggiata mare del corso e sulla quale sembra tutta la città sia d'accordo».

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«Vogliamo infine puntualizzare - concludono gli Amici della Bicicletta della Fiab - alcuni aspetti sui mezzi elettrici che forse spesso sfuggono: la mobilità elettrica medio grande, per intendersi le moto e le auto risolvono solo una parte dei problemi delle nostre città. Non inquinano l’aria, almeno in città, perché poi ci sarebbe da fare un discorso su come viene prodotta l’energia utilizzata, e non fanno rumore. Rimane però il problema dell’occupazione di spazio e l’incidentalità. Se improvvisamente tutti i veicoli a motore circolanti a Genova diventassero elettrici, senza interventi di moderazione del traffico e di educazione stradale, avremmol’aria più pulita e meno rumore ma anche gli stessi ingorghi, lo stesso parcheggio selvaggio e gli stessi investimenti di pedoni».

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