Giovedì, 13 Maggio 2021
Cronaca

Arresto genitori Matteo Renzi, ai domiciliari anche Mariano Massone

Arrestato per la «sua peculiare inclinazione criminale desunta dai suoi precedenti penali: due condanne per bancarotta (nel 2004 e nel 2016) e quattro condanne per violazioni in materia di lavoro», scrive il gip di Firenze su Mariano Massone

C'è anche un genovese fra gli arrestati nell'ambito dell'inchiesta che vede coinvolti i genitori di Matteo Renzi. Il padre Tiziano e la madre Laura Bovoli sono agli arresti domiciliari da lunedì 18 febbraio 2019 con l'accusa di false fatturazioni e bancarotta fraudolenta. L'accusa è di aver 'svuotato' le casse di tre cooperative ('Delivery Service', 'Europe Service' e 'Marmovid') collegate alla società di marketing della famiglia 'Eventi6' (la ex 'Chil Post'), «provocandone il fallimento».

Nella stessa inchiesta è stato arrestato anche il vicepresidente di una delle cooperative, Mariano Massone: i tre finiti ai domiciliari sono accusati di aver provocato «dolosamente» il fallimento delle cooperative dopo averne svuotato le casse.

Anche Massone, 47 anni, residente a Campo Ligure, è finito ai domiciliari. Per lui gli arresti sono arrivati anche in seguito alla «sua peculiare inclinazione criminale desunta dai suoi precedenti penali: due condanne per bancarotta (nel 2004 e nel 2016) e quattro condanne per violazioni in materia di lavoro», scrive il gip di Firenze.

Nell'inchiesta ci sono altri 12 indagati. Tra questi c'è Roberto Bargilli, detto Billy, ex autista del camper di Matteo Renzi al tempo della campagna per le primarie 2012.

«Con riferimento alla posizione di Tiziano Renzi e Laura Bovoli - scrive il gip di Firenze Angela Fantechi, nell'ordinanza con cui ha disposto i domiciliari -, sono poi in evidenza condotte volontarie realizzate non per fronteggiare una contingente crisi di impresa, quanto piuttosto di condotte imprenditoriali finalizzate a massimizzare il proprio profitto personale con ricorso a strategie di impresa che non potevano non contemplare il fallimento delle cooperative».

Perché i genitori di Matteo Renzi sono agli arresti domiciliari

«Nei confronti degli indagati non è, allo stato, ipotizzabile la concessione della sospensione condizionale della pena attesa la gravità concreta dei reati per cui si procede e la loro esecuzione in un contesto temporale rilevante», scrive ancora il gip di Firenze. Gli arresti si sono resi necessari perché «sussiste il concreto ed attuale pericolo che gli indagati commettano reati della stessa specie di quelli per cui si procede (tributari e fallimentari)».

Secondo il gip, il rischio di reiterazione dei reati da parte degli arrestati «emerge dalla circostanza che i fatti per cui si procede non sono occasionali e si inseriscono in un unico programma criminoso in corso da molto tempo, realizzato in modo professionale con il coinvolgimento di numerosi soggetti, nei cui confronti non è stata avanzata richiesta cautelare, pervicacemente portato avanti anche dopo l'inizio delle indagini».

Relativamente alle indagini sulle società finite nel mirino degli inquirenti toscani, secondo il gip “il modus operandi” adottato da Tiziano Renzi e Laura Bovoli sarebbe servito alla piccola azienda di famiglia per avere a disposizione manodopera senza essere gravata di oneri previdenziali ed erariali. L'operazione sarebbe consistita nel costituire e nell'avvalersi delle tre cooperative finite al centro dell'inchiesta «poi destinandole - continua il gip - all'abbandono non appena raggiungevano uno stato di difficoltà economica, difficoltà economica più che prevedibile in considerazione che sulle stesse gravava l'onere previdenziale» e in un caso «anche l'onere fiscale derivante dall'emissione di fatture per operazioni inesistenti al fine di consentire evasione di imposta».

Secondo quanto riferisce Firenzetoday, i domiciliari sono stati disposti nell'ambito di un nuovo filone di indagine scaturito da una delle inchieste che sta conducendo la procura fiorentina: la misura cautelare con l'accusa di bancarotta fraudolenta e false fatturazioni è stata applicata dal gip, su richiesta della Procura, nell'ambito della nuova inchiesta per il fallimento delle tre cooperative collegate alla società di famiglia dei coniugi.

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