Cronaca

Delitto di Lumarzo, falsa pista per il cane di Crocco. L'alibi del nipote passato al setaccio

Il test con il luminol nella villetta di Claudio Borgarelli ha dato esiti negativi: nessuna traccia sospetta. Ma le indagini proseguono serrate: gli ultimi aggiornamenti

Nessuna traccia di sangue, nessuna macchia sospetta: passata al setaccio dai carabinieri e dagli esperti della Scientifica, la villetta di Claudio Borgarelli, sotto inchiesta per l’omicidio dello zio Albano Crocco, il pensionato ucciso nei boschi di Craviasco, frazione di Lumarzo, lo scorso 11 ottobre, non ha rivelato alcun indizio compromettente, almeno dal punto di vista dei rilievi. 

Analizzata con l’ausilio del luminol, la sostanza utilizzata per rilevare eventuale presenza di sangue o altri fluidi corporei, la casa all’imbocco del sentiero su cui è stato ritrovato il corpo senza testa dell’ex infermiere con la passione per la raccolta di funghi non sarebbe insomma stata teatro di alcuna lite, perlomeno non così violenta da giustificare ferite gravi. Le speranze dei carabinieri, che ormai da dieci giorni lavorano senza sosta nella piccola frazione dell’entroterra, sono dunque rivolte tutte verso gli esiti delle analisi del Ris di Parma sulla serie di reperti inviati in seguito alla perquisizione: una pistola regolarmente detenuta e diversi coltelli, tra cui anche un machete, lama compatibile con quella con cui l’assassino di Crocco si è accanito sul suo collo. E soprattutto verso lo stub, il tampone eseguito sulle mani di Borgarelli per verificare la presenza di polvere da sparo, che potrebbe chiarire se l'uomo ha o meno sparato nelle ore precedenti al test. Se l’esito fosse positivo, potrebbe rappresentare una prova della colpevolezza di Borgarelli, tenuto conto del fatto che la prima ferita a Crocco sarebbe stata inferta con un fucile da caccia, come dimostrano i pallini rinvenuti sulla sua schiena.

Un’indagine difficile, quella affidata ai carabinieri di Genova, Chiavari e Gattorna, non soltanto perché l’alibi di Borgarelli al momento regge (l’uomo ha raccontato di non aver incontrato lo zio la mattina di martedì, ma di avere visto solo la sua auto parcheggiata nel suo terreno prima di partire alla volta di Genova per alcune commissioni, e le telecamere e gli agganci delle cellule telefoniche hanno confermato il percorso), ma anche perché i boschi di Craviasco, oasi di tranquillità e paradiso per fungaioli ed escursionisti, formano una coltre impenetrabile che ostacola le ricerche della testa del pensionato, e di altri indizi che potrebbero rivelarsi utili alla soluzione del giallo che ha scosso Lumarzo.

I passi avanti però ci sono: stabilita l’ora del decesso, tra le 7.30 e le 9.30 della mattina di martedì, le dichiarazioni di Borgarelli, al momento principale sospettato per questioni legate a ruggini dovute all’esproprio di alcuni terreni (anche se l’inchiesta non esclude altre persone della cerchia di Crocco, con cui l’ex infermiere aveva avuto violenti scontri), perdono d’importanza quando si tratta di alibi. Dal punto di vista dei tempi, infatti, l’uomo avrebbe potuto aggredire lo zio pochi minuti dopo il suo arrivo nella radura, magari in seguito a una lite degenerata, e poi partire alla volta di Genova.

Di certo, sottolineano gli inquirenti, chi ha commesso il delitto ha avuto il sangue freddo necessario per decapitare il povero Crocco, ancora in vita al momento della brutale aggressione, e poi far sparire testa e armi, di cui continuano incessanti le ricerche, domani anche con l’ausilio dei cani molecolari arrivati da Bologna. Lo stesso sangue freddo che Borgarelli ha dimostrato davanti alle telecamere dei media che nei giorni scorsi l’hanno intervistato, cui ha ripetuto di non avere niente a che fare con l’omicidio, e durante l'incontro con l’avvocato, cui si è presentato portando con sé un libro dal titolo “Le verità sepolte”, un romanzo del 2015 di Allen Eskens che racconta la storia di un ergastolano che in punto di morte confessa di avere ucciso una ragazzina e di averne sepolti i resti in un bosco. Particolare decisamente inquietante, anche se non indicativo di alcuna responsabilità nel delitto.

Le ricerche nei boschi, come detto, intanto procedono. Ieri sembrava persino di essere vicini a una svolta, quando uno dei cani di Crocco, portato nei boschi dalla figlia del pensionato, si è messo a scavare in un punto fiutando una traccia. La donna ha immediatamente avvisato i carabinieri, che con l’ausilio di una piccola ruspa hanno incominciato a scavare, ma non è saltato fuori nulla di rilevante. Il killer, insomma, sembra avere calcolato tutto sin nei minimi dettagli, e l’ipotesi che si sia trattato di un delitto premeditato inizia a farsi sempre più concreta. Gli indizi al momento portano tutti a una sola persona, di sicuro esperta di caccia, di sicuro con abbastanza dimestichezza da maneggiare armi da fuoco e coltelli.

Non si esclude neppure (anche se è una possibilità molto remota) che a sparare possa essere stato, per sbaglio, un cacciatore, che preso dal panico potrebbe avere deciso di far sparire la testa per allontanare eventuali indizi di colpa. Eppure gli abitanti delle case che si affacciano sulla stradina sterrata che conduce all’abitazione di Borgarelli, e al sentiero su cui è stato trovato Crocco, assicurano di non avere visto nessuna auto passare quella mattina, a eccezione di quella dello stesso Crocco, diretto nei boschi, e di quella di Borgarelli, diretta a Genova. Chi altri, dunque, poteva trovarsi in quei boschi? L’appello degli inquirenti, mentre le indagini proseguono incessanti, rimane uno: chi avesse visto o sentito qualcosa di strano nella notte di lunedì 10 ottobre o la mattina di martedì 11 si faccia avanti, anche in forma anonima, per aiutare a fare luce su un delitto tanto atroce quanto inquietante.
 

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