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Omicidio di Lumarzo, l’orrore dell’autopsia: «Crocco ancora vivo quando è stato decapitato»

Risultati choc al termine dell'esame effettuato dal medico legale: il cuore dell'ex infermiere 68enne avrebbe battuto ancora al momento della decapitazione, e lui avrebbe provato a difendersi dal killer

Il cuore di Albano Crocco batteva ancora quando il suo assassino ha impugnato la lama, probabilmente un machete, e si è accanito sul suo collo: questo il risultato choc dell’autopsia effettuata ieri sul corpo del pensionato di 68 anni trovato senza vita nei boschi di Craviasco, piccola frazione di Lumarzo, nella serata di martedì scorso. Un dettaglio che non fa che aumentare l’orrore di un delitto che a oggi appare ancora inspiegabile, alla luce della violenza con cui è stato commesso.

Per il medico legale non ci sono dubbi: Crocco sarebbe stato sorpreso da una fucilata alle spalle, come dimostra la scarica di pallini rinvenuti nella schiena, e avrebbe cercato di difendersi dalla lama del killer, come dimostra una ferita da arma da taglio rinvenuta sulla mano destra. Segno inconfutabile che il pensionato sarebbe stato ancora vivo, pur stordito, al momento della terribile decapitazione.

I carabinieri, che ormai da oltre 72 ore lavorano incessantemente per trovare nuovi indizi che possano fare luce sulle ultime ore di Crocco e sull’identità del suo killer, sono ancora impegnati nella ricerca della testa del pensionato, tagliata con una lama affilata da una mano che per gli inquirenti sapeva bene che cosa stava facendo, ma soprattutto stanno visionando i filmati delle telecamere di sorveglianza della villetta di Claudio Borgarelli, il nipote della vittima, iscritto nel registro degli indagati per omicidio volontario: l’abitazione, che sorge proprio all’imbocco del sentiero su cui è stato trovato il corpo di Crocco, è l’unica nel raggio di diversi km, ed è nelle sue vicinanze che il pensionato ha lasciato l’auto la mattina di martedì prima di inoltrarsi nei boschi.

La stessa auto che Borgarelli avrebbe ammesso di avere visto prima di uscire di casa alla volta di Genova per sbrigare alcune commissioni, anche se non ricorderebbe esattamente l’orario di partenza: una dimenticanza che agli investigatori, coordinati dal pm Silvio Franz, non va giù, soprattutto unita all’ammissione della presenza di ruggini con lo zio, litigi frequenti legati ai terreni, e al sequestro di diversi coltelli, compreso un machete, ritrovati durante la perquisizione della villetta.

Borgarelli, ora assistito da un avvocato, continua a negare ogni responsabilità nel delitto, fornendo ai carabinieri la sua versione della giornata di martedì: partenza da casa al mattino, quando l’auto di Crocco era già parcheggiata ma dell’uomo non c’era traccia, e poi i km verso Genova, dove sarebbe rimasto sino al pomeriggio. Spostamenti che i carabinieri stanno passando al vaglio in queste ore, tentando di verificare per filo e per segno gli orari e le distanza. 

Nel frattempo proseguono gli esami tecnici e balistici sulle armi e sugli altri elementi ritrovati nella villetta e nei boschi, e le ricerche della testa. Che potrebbe essere stata tagliata per rallentare le indagini, e per liberarsi di eventuali indizi in grado di ricondurre all’assassino. L’ondata di maltempo che si è abbattuta sulla Regione venerdì ha però ostacolato il lavoro dei carabinieri, all’opera anche con i cani molecolari, che oggi sono tornati nei boschi per setacciarli palmo a palmo.

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