Omicidio a Davagna: più volte ricoverato in psichiatria, ma a casa aveva un'ascia

Remo Carbone, il 53enne fermato con l'accusa di omicidio volontario aggravato, durante l'interrogatorio non ha ammesso di aver ucciso con un'ascia e poi bruciato Barbara Carbone, 46 anni, omonima ma non parente dell'assassino

Gli abitanti di Davagna non sono abituati a sentire il nome del loro Comune sui tg nazionali. Ma l'omicidio che ha scosso la quiete della valle è avvenuto con una tale brutalità da varcare i confini della cronaca locale.

Remo Carbone, il 53enne fermato con l'accusa di omicidio volontario aggravato, durante l'interrogatorio non ha ammesso di aver ucciso Barbara Carbone, 46 anni, omonima ma non parente dell'assassino. La donna è stata trovata cadavere nella casa del fermato in via Piano di Sella, frazione di Davagna.

Il killer le ha inflitto almeno tre colpi di ascia prima di adagiarla su un materasso, a cui poi ha dato fuoco. Dalla Asl confermano i problemi di salute mentale del 53enne, la cui situazione viene definita 'complessa', e spiegano come l'uomo fosse seguito anche a casa da specialisti.

Barbara si prendeva cura di lui perché era abituata a pensare agli altri, prima ancora che a se stessa, così come la ricordano gli abitanti della zona. E poi perché Remo Carbone pare le corrispondesse una piccola cifra perché lei si occupasse di lui.

La donna aveva anche deciso di ospitarlo, ma ultimamente suo marito si era stufato e aveva riportato il 53enne nella sua casa. La stessa dove poco tempo fa era morto il padre di Remo Carbone. La scomparsa del genitore pare avere aggravato la già difficile situazione psicologica dell'uomo, per cui Barbara era uno dei pochi contatti umani.

Remo Carbone vedeva poche persone, per lo più al bar dove gli piaceva giocare a carte. Lui stesso si paragonava a una volpe per la sua imprevedibilità. E pare non gli dispiacesse, fra una partita e l'altra, mandare giù qualche bicchierino.

Selvatico e scaltro non sembrava però una persona violenta. O almeno tale non lo hanno mai considerato gli esperti dell'Asl. Eppure recentemente l'atteggiamento dell'uomo nei confronti di Barbara era cambiato, arrivando a considerarla non più solo come un'amica o la badante, ma come un qualcosa di suo.

La vittima se ne sarebbe accorta ma ciò nonostante non ha mai saputo decidersi ad abbandonare il suo assassino. Quest'ultimo, particolarmente esile, ha imbracciato un'ascia per ucciderla. Un'arma che forse la donna non sapeva lui avesse.

Ma possibile nessuno si fosse mai accertato se una persona, mai violenta in precedenza, ma certo dai comportamenti non sempre rassicuranti, detenesse un'arma in casa? Remo Carbone avrebbe poi trascinato Barbara al piano di sopra, particolare su cui gli inquirenti stanno cercando di fare chiarezza vista la mole della donna e il fisico non proprio da culturista dell'assassino.

Gli abitanti della zona sperano quanto prima che la valle possa tornare alla sua vita tranquilla, ma questa storia pare nascondere ancora degli aspetti poco chiari. E la mancata confessione d Remo Carbone certo non aiuta a sbrogliare la matassa.

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