Omicidio a Davagna, l'arrestato: «Non sono stato io»

Remo Carbone, l'uomo incolpato dell'omicidio di Barbara Carbone, uccisa a colpi d'ascia e bruciata in una villetta di Davagna, nega nell'interrogatorio di essere l'assassino. L'uomo sarebbe affetto da problemi psichici

Un omicidio che ha sconvolto la domenica di Genova, soprattutto quella di Davagna, un piccolo comune nell'entroterra dove tutti si conoscono. E tutti conoscono Remo Carbone, l'ex muratore sottoposto a fermo per l'omicidio di un altro volto molto conosciuto a Davagna, Barbara Carbone, la donna, sua badante, uccisa a colpi d'ascia e bruciata sul materasso della villetta dell'uomo.

Remo Carbone sotto interrogatorio ha negato di essere l'autore del delitto. L'uomo, assistito da un legale del foro di Genova, è sotto interrogatorio da domenica mattina, da quando cioè è stato trovato al bar di Bargagli, poco distante dal luogo dove è stata massacrata la donna.

Secondo le prime informazioni, Carbone, affetto da problemi psichici, durante l'interrogatorio ha reso dichiarazioni contrastanti e confuse. Non ha mai ammesso l'omicidio ma ha sostenuto di aver visto del sangue in casa e di aver pulito e poi di essere andato al bar a bere.

L'uomo, seguito dai servizi di igiene mentale, ha anche affermato di non sapere cosa sia successo e di non ricordare la notte scorsa. L'interrogatorio si è concluso poco dopo le 19. Carbone è stato trasferito nel carcere di Marassi perché indiziato di omicidio volontario aggravato.

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