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Cartelloni anti aborto, la risposta di Tursi: «Messaggio legittimo»

L'assessore e medico Massimo Nicolò ha risposto a un'interrogazione del consigliere Crivello

È ancora scontro in consiglio comunale sulla questione dei manifesti anti pillola abortiva affissi in città lo scorso dicembre.

«È libertà di pensiero affiggere un manifesto con un messaggio che sostiene che la pillola abortiva è di fatto un farmaco nocivo e viene etichettato come veleno?». Questa la domanda che il consigliere Gianni Crivello ha rivolto alla Giunta e all'assessore alla Salute Massimo Nicolò, sui cartelloni dell’associazione Provita&Famiglia

L'assessore Nicolò, medico di professione, ha prima dato una risposta tecnica: «Il 26 novembre l’associazione Provita&Famiglia ha richiesto l’affissione di 18 manifesti e poiché era tutto in regola dal punto di vista del regolamento affissioni, compreso il pagamento dei diritti per un ammontare di 1.458 euro, si è proceduto a dare corso all’affissione per 14 giorni a partire dal 7 dicembre.
Riguardo il contenuto dei messaggi sui manifesti, l’ufficio affissioni fa riferimento all’articolo 10 comma 2 del vigente piano generale degli impianti pubblicitari: il messaggio pubblicitario non deve ledere il comune buon gusto, garantire il rispetto della dignità umana e della integrità della persona. Non deve comportare discriminazioni dirette o indirette, incitazioni all’odio basate su sesso, religione, razza, origine, disabilità».

Nelle scorse settimane anche l’ex procuratore capo genovese e attuale Difensore civico regionale Francesco Lalla si è schierato dalla parte delle attiviste che hanno sfregiato e danneggiato il manifesto Pro Vita regolarmente affisso in un spazio pubblico concesso dal Comune di Genova. L'ex procuratore, anche in qualità di Garante del diritto alla salute, ha inviato una comunicazione al sindaco Marco Bucci in cui lo invita “a esaminare nuovamente la legittimità del manifesto dell’associazione Pro Vita &Famiglia, che è stato affisso nel mese di dicembre  in alcune vie del capoluogo ligure”.

Ma la Giunta non cambia la sua posizione: «Il Comune non ha potere di censura su manifesti regolarmente affissi» ma, interpellato in prima persona, come medico, l'assessore Nicolò ha aggiunto: «Sono convinto che questo tipo di farmaco e la legge 194 sia una legge importante che tuteli la donna e che eviti una pratica inappropriata fatta da persone senza alcuna  preparazione sanitaria a procurare un evento così traumatico e importante per una persona, quindi ben venga una legge di questo genere». E poi la conclusione: «Ciò non toglie che il messaggio che viene riportato è un messaggio che piò essere considerato del tutto legittimo perchè di fatto, alla fine, questo è quello che succede».

Pronta la replica di Crivello: «È un messaggio che può terrorizzare la donna che in qualche modo la può indurre a non fare uso di un farmaco che è stato universalmente riconosciuto perchè (nel manifesto, ndr) viene indicato come un farmaco nocivo, un veleno. È un metodo per fare disinformazione e terrorismo».

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