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Cartellone anti aborto, Liguria Pride si rivolge al Garante. Il Comune: «Rimozione è censura»

Gli attivisti di Liguria Pride passano alle vie di fatto contro il manifesto ProVita comparso in corso Buenos Aires. Il Comune: «Non possiamo rimuoverlo»

Continua a far discutere il cartellone di ProVita contro la pillola abortiva comparso in corso Saffi. Dopo la protesta di Non una di meno - che sul cartellone ha tracciato la scritta “Sul mio corpo decido io” - l’associazione Liguria Pride ha inviato una segnalazione al Garante, unendosi alla richiesta, fatta al Comune di Genova, di rimuoverlo.

«Questi cartelloni ledono il diritto di autodeterminazione delle donne, ledono il diritto all'aborto - sottolinea Ilaria Gibelli, avvocata ed esponente del Coordinamento Liguria Rainbow - fuorviano le persone dal corretto utilizzo della pillola abortiva approvata dall'Oms, paragonandola a veleno, violando la legge n. 194/78 che ha consentito l'interruzione di gravidanza in modo legale». 

La richiesta, reiterata, è di rimuoverli come accaduto a Milano. Il Comune di Genova, però, ha replicato esattamente come fece nel 2018, quando un altro cartellone di ProVita fece la sua comparsa in corso Buenos Aires: la rimozione, sottolineano da Tursi, è censura.

«L’art. 21 della Costituzione italiana tutela il diritto di libertà di manifestazione del pensiero come "pietra angolare dell'ordine democratico, cardine di democrazia nell'ordinamento generale, coessenziale al regime di libertà garantito dalla Costituzione" (così in varie pronunce si è espressa la Corte costituzionale) - si legge in una nota inviata dal Comune - La censura politica è un istituto bandito dal nostro sistema giuridico e dovere dell'Amministrazione è porsi con trasparenza ed imparzialità assoluta di fronte alle diverse espressioni del pensiero, senza alcuna possibilità di interferire nelle scelte comunicative ovvero condizionarne nel merito i contenuti, se non nelle situazioni in cui il messaggio trasmodi palesemente in formulazioni aggressive, volgari, di incitamento all'odio e alla violenza, lesive dell'onore e della reputazione delle persone».

«Il bozzetto del manifesto riporta tra le motivazioni della campagna gli articoli 2 e 32 della Costituzione, in riferimento al diritto alla vita e alla salute, dichiarando che la finalità è quella di suscitare dibattito plurale e riflessione critica su un tema in ordine al quale si registrano posizioni diversificate nell'opinione pubblica - prosegue il Comune di Genova - Si ritiene, pertanto, che non sussistano i presupposti per procedere alla rimozione dei manifesti e che tale azione costituirebbe un esercizio arbitrario delle potestà pubbliche. Respingiamo con sdegno ogni strumentalizzazione, da qualsiasi parte essa provenga, tanto più su tematiche così delicate sulle quali del tutto legittimamente si misurano opinioni e visioni diverse».

Liguria Pride ha ribadito dal canto suo che «l’ideazione, la stampa e la diffusione di questa campagna ProVita è un atto di violenza contro le donne», definendo il messaggio «scioccante e di una gravità senza confini; al centro la protagonista che sembra una bimba, evidente il richiamo alla favola di Biancaneve e qui la strega è il libero arbitrio che ogni donna deve avere in ogni sua decisione, in rilievo i tre elementi di colore rosso: le labbra, la pillola di dimensione abnorme e la domanda (prenderesti mai del veleno?) che nella sua struttura fa sì che la donna diventi al contempo un'assassina e vittima del proprio delitto».

Pillola abortiva, cos’è

La piova abortiva, o RU486, è un farmaco che se utilizzato nei tempi prestabiliti e consentiti provoca l’interruzione di gravidanza senza ricorrere all’intervento chirurgico. 

Il ministro della Salute, Roberto Speranza, in estate aveva modificato al direttiva consentendo di usare la pillola senza ricovero, in day hospital, e sino alla nona settimana: «È un passo avanti nel pieno rispetto della 194, che è e resta una legge di civiltà», aveva spiegato Speranza.

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