Cronaca

La pillola abortiva è veleno: il manifesto di ProVita scatena la polemica

Dopo Milano la pubblicità è apparso in corso Aurelio Saffi a Genova, Linea Condivisa: "Anche questa è violenza contro le donne"

«Prenderesti mai del veleno? Stop alla pillola abortiva Ru486». Fa discutere il maxi manifesto affisso in corso Aurelio Saffi a Genova, dopo Milano, firmato dall'associazione Pro Vita e Famiglia per dissuadere le donne dall'utilizzo della pillola abortiva.

Nel manifesto compare una ragazza stesa a terra con una mela, come Biancaneve e il testo: «Mette a rischio la salute e la vita della donna e uccide il figlio nel grembo». È la seconda volta che un manifesto di Pro Vita scatena la polemica a Genova, la prima, nel maggio 2018, era stata l'immagine di un feto accompagnato dalle frasi "Tu eri così a 11 settimane” e "Ora sei qui perché la tua mamma non ha abortito".

All'epoca le associazioni per i diritti delle donne e diversi partiti politici avevano presentato una mozione per adeguare il Regolamento Comunale alle normative internazionali e inserire un articolo che proibisse: "l’esposizione pubblicitaria il cui contenuto contenga stereotipi e disparità di genere, veicoli messaggi sessiste, violenti o rappresenti la mercificazione del corpo femminile, onde garantire che sul territorio comunale non si ripeta l’affissione di manifesti dal contenuto altamente sessista e discriminatorio".

«Secondo voi ho mai ricevuto una risposta? - chiede Sara Tassara allora capogruppo Il prossimo Ponente, oggi nel gruppo misto - A giudicare da questo manifesto osceno, apparso in questi giorni in corso Aurelio Saffi (dopo essere stato affisso a Milano) direi proprio di no. Ma questa diventa oggi una battaglia di tutti e no, non ci fermeremo: presenterò un'altra interrogazione».

Sulla questione si è espresso il partito Linea Condivisa: «Anche questa è violenza contro le donne», si legge in un post ufficiale su Facebook. «Questi manifesti minano la libera scelta delle donne e compromettono il diritto all’autodeterminazione di tutt*. Diffondono informazioni false, paragonando la Ru486, farmaco che permette di effettuare l'aborto farmacologico senza bisogno di ricorrere a un ricovero ospedaliero, al veleno. Consolidano stereotipi sessisti secondo i quali le donne sono delle Biancaneve inermi dal vestito bianco, incapaci di scegliere sulla propria vita e sul proprio corpo in maniera cosciente e consapevole». E, dopo la richiesta di rimozione della pubblicità, due proposte: «Volete diminuire ulteriormente il numero di IVG? Facciamo educazione alla sessualità nelle scuole e assicuriamo una distribuzione capillare a costi accessibili per tutt* degli anticoncezionali; una donna si trova comunque nella condizione di essere incinta e di voler interrompere la gravidanza? Ha il diritto di farlo. E lo Stato ha il dovere di garantirle l'accesso all'IVG che preferisce».

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