Ilva: è il giorno del vertice a Roma, da Genova sei pullman

Sono sei i pullman partiti da Genova e diretti a Roma per il vertice sull'Ilva. Il governo sta vagliando un decreto legge che permetta di proseguire la produzione a Taranto dando ossigeno anche a Cornigliano, Novi Ligure e Racconigi

Genova - Martedì 27 novembre hanno dormito qualche ora sui tavoli della mensa dello stabilimento occupato dopo aver discusso di un futuro che per adesso non sembra avere coniugazioni possibili e tantomeno al plurale. Stabilimento Ilva di Genova Cornigliano, una notte lunga quanto il corteo di martedì, che ha bloccato la città e altrettanto dura, diffidente, senza sogni.

Duecento operai si sono dati il turno per dormire nella sala mensa, sui tavoli e sulle sedie, attaccati ai termosifoni tiepidi con accanto la 'gamella' che hanno portato le mogli e le compagne e i cartoni della pizza. Non è 'occupazione', è assemblea permanente. Che vuol dire la stessa cosa ma le parole, in questo caso, possono essere pericolose.



Lo aveva detto all'inizio dell'assemblea Franco Grondona della Fiom-Cgil, 25 anni da metalmeccanico e 15 da sindacalista della Fiom. «Chi non capisce perché non uso un'altra parola al posto di assemblea permanente venga qui che glielo spiego».

Ma non ce n'é stato bisogno, così come non s'é vista la necessità di ribadire che ci sarà «fermezza e disciplina». Perché qualcuno che scalpita c'é e vuole far casino, ma in questo momento non si può fare. E a tenere la mordacchia «dei compagni più tosti" c'é Grondona che dice: «se stiamo tutti insieme e se in questo usiamo disciplina, possiamo andare avanti».



E così la notte passa, mentre fuori piove che dio la manda e si discute ancora su quel decreto legge di cui il Governo «deve dotarsi per non affondare l'Ilva». E si spera che arrivi e arrivi presto, e che domani, durante il vertice tra Governo, enti locali e sindacati, si affermi la volontà di non mandare a casa i 20 mila di Taranto e i duemila di Genova e nemmeno quelli di Novi Ligure, in Piemonte.

Quando arriva il giorno si decide: chi ha fatto la notte a presidiare lo stabilimento va a casa a dormire qualche ora, chi invece ha fatto la sera prende posto in sala mensa, chi è più fresco scende ancora in strada. Salgono in quattro sulla potente pala meccanica che apre il corteo. Dietro ce ne sono almeno trecento. La pala chiude la strada, gli operai fanno presidio ancora una volta. Un'ora, due poi tutti tornano in fabbrica.

Qui, ieri pomeriggio, è arrivata la notizia del decreto legge sull'Ilva. Ma il giudizio non può che essere interlocutorio. La notte, la seconda in fabbrica, è stata ancora lunga, diffidente ma forse non sarà senza sogni (Ansa).

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