Iplom: finita l'emergenza, preoccupano i posti di lavoro. E quelle "falle" nell'oleodotto

Proseguono le indagini della Procura in seguito alla rottura del tubo che sversato oltre 600mila litri di petrolio nel Polcevera: sequestrato l'impianto, dove sono state riscontrati diversi altri punti critici

A emergenza finita, sale la preoccupazione in Valpolcevera dopo la chiusura dell’oleodotto Iplom di Busalla, disposto dalla Procura dopo la rottura di una tubatura che lo scorso 17 aprile ha sversato oltre 600mila litri di petrolio nigeriano nei rii Pianego e Fegino e da lì nel Polcevera e, in misura ridotta, in mare.

L’impianto si è fermato ufficialmente il 25 aprile, e per 240 sui 252 lavoratori è scattata la cassa integrazione a rotazione per un periodo che, tenuto conto dei tempi richiesti per fare luce sulla vicenda, si prospetta molto lungo: impegnati nelle indagini affidate al pubblico ministero Walter Cotugno e al team Reati ambientali ci sono i tecnici Arpal, i carabinieri del Noe, la Capitaneria di Porto e la sezione Ambiente della Municipale, incaricati di chiarire le cause della rottura del tubo e del conseguente disastro ambientale. 

E proprio le indagini hanno messo in luce alcune presunte falle nella manutenzione dell’oleodotto: stando agli accertamenti del pm, già tre anni fa erano stati evidenziati numerosi punti critici lungo la conduttura, alcuni messi in sicurezza, altri tralasciati ufficialmente per dare precedenza a quelli più urgenti. Di certo, al momento, non c’è nulla, ma l’ipotesi che la rottura sia stata provocata da una frana, la stessa su cui è stata effettuata una perizia da parte di un geologo , sembra sempre più improbabile: lo smottamento, secondo gli esperti, potrebbe essere in realtà una conseguenza della rottura della condotta.

E mentre le indagini proseguono, il futuro dell’azienda, dei lavoratori e in generale dell’economia della valle si fa sempre più incerto: per il dissequestro - di cui è già stata rigettata una richiesta - bisognerà attendere non soltanto la fine delle indagini, ma anche la totale messa in sicurezza dell’impianto.

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