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Sale al posto della cocaina: ecco come la finanza genovese ha "gabbato" il cartello

Oltre 2 tonnellate di droga purissima stivate in un container partito dalla Colombia e diretto a Barcellona sono state intercettate nello scalo genovese. Un uomo è stato arrestato in Spagna: ecco cosa è successo

Oltre due tonnellate di cocaina purissima del valore di circa mezzo miliardo di euro nascosta in un container partito dalla Colombia e diretto a Valencia, in Spagna, nel mezzo soste a Livorno, Genova e Barcellona. Ed è proprio nel porto di Genova che è avvenuto il più grande sequestro  di “neve” degli ultimo 25 anni, neve che ha dato il nome all’operazione non solo per la tipologia di droga che ne è al cenrto, ma anche in riferimento al meteo del capoluogo ligure il giorno del sequestro, avvenuto il 23 gennaio, quando la città era avvolta da un manto bianco.

Quattro ore per trovare il container, scambiare il sale con la droga e ricaricarlo

Gli uomini della Guardia di Finanza di Genova, coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo della Procura del capoluogo ligure, sono riusciti a organizzarla in pochissime ore, portando a casa un risultato senza precedenti grazie a intuizione, tempestività e una buona dose di scaltrezza e sangue freddo: in porto a Genova sono arrivati 1.801 panetti di cocaina pura stivati in 60 borsoni, ma sono ripartite 2 tonnellate di sale grosso.

Cocaina dalla Colombia, maxi sequestro in porto: intercettate 2 tonnellate | Video

Quando il camionista incaricato di recuperare il carico a Barcellona, un 59enne spagnolo, se n’è accorto, era ormai troppo tardi: gli uomini della Policia Nacional lo hanno arrestato, e adesso sono impegnati a ricollegare i fili che dalla Colombia si dipanano sino all’Europa. A tirarli, il clan del Golfo, un cartello di narcotrafficanti che contende un giro di spaccio di enormi dimensioni a rivali storci come Medellin e Cali. 

L’operazione condotta tra Genova e Barcellona potrebbe in effetti entrare di diritto in una puntata dell’ormai celebre serie “Narcos”: gli uomini del generale Renzo Nisi, comandante provinciale delle Fiamme Gialle, hanno avuto 4 ore per entrare in azione, e solo una chat su WhatsApp per comunicare in maniera tempestiva con i colleghi di Barcellona della Unidad Central de Droga y Crimen Organizado (Udyco) di Madrid. 

Cozzi: «Genova e Livorno nuovi crocevia dei traffici di droga»

Il rischio che il potenziale sequestro si trasformasse in un fiasco era altissimo, come ha ammesso il procuratore capo Francesco Cozzi: «Ovviamente abbiamo soppesato pro e contro del fare o non fare il sequestro - ha spiegato in conferenza stampa - Se non avessimo agito sarebbe stata un’occasione persa, ma una quarantina di finanzieri che si aggirano per il porto maneggiando sale di notte non è certo qualcosa che passa inosservato. Eppure il carico è arrivato regolarmente al porto di Barcellona, e chi doveva consegnarlo si è presentato ed è alla fine stato arrestato. Grazie a strumenti legali come il sequestro differito e la consegna controllata, già utilizzati in diverse operazioni di questo genere, l’operazione si è rivelata un successo».

A contribuire è stata anche la fitta collaborazione tra forze dell’ordine: a segnalare il quantitativo di droga partito sul cargo Bank Majuro dal porto di Turbo sono state proprio le autorità colombiane, la polizia britannica ha collaborato nel tracciare il carico e quella spagnola lo ha atteso al varco. Nel mezzo, il lavoro degli uomini del colonnello Sandro Baldassari della Direzione Centrale per i Servizi Antidroga del Dipartimento della Pubblica Sicurezza, dei finanzieri del Secondo Gruppo e del nucleo di polizia Tributaria dei colonnelli Mario Piccinni e Maurizio Cintura, e quello del pubblico ministero Stefano Puppo.  

«Questa operazione è stata possibile anche grazie alla grande collaborazione interforze a livello internazionale, che è stata tra l’altro più semplice di quanto si potesse immaginare - ha aggiunto Cozzi - Livorno e Genova, come dimostra il sequestro di eroina avvenuto nel novembre del 2018, sono diventati insieme con Vado il crocevia del traffico di stupefacenti a livello nazionale. Hanno di fatto preso il posto del porto di Gioia Tauro, perché là sono state individuate e smantellate le tecniche per portare a termine i traffici».

Le indagini non si chiudono ovviamente con il sequestro: la procura genovese lavora per individuare i collegamenti territoriali con il cartello colombiano, e anche in Spagna si indaga per capire chi, all’interno del porto, abbia coordinato lo sbarco e la consegna del container al 59enne arrestato. Che alla vista delle divise, e del sale all’interno dei borsoni che avrebbero dovuto contenere cocaina, non ha fatto una piega: era “tranquilo”,  ha sorriso amaro Luis Bernardino De La Serna, comandante della Udyco, che sul prosieguo delle indagini, entrate nel vivo, non ha però voluto aggiungere una virgola.

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