Cronaca

Crollo Camogli, prosegue il recupero delle bare. Sopralluogo dell’assessore Giampedrone

L’assessore regionale alle Infrastrutture ha fatto un sopralluogo per fare il punto sugli interventi legati al crollo della falesia nel cimitero. La procura apre un'inchiesta

Si continua a lavorare a Camogli per recuperare le bare precipitate in mare con il crollo della falesia su cui sorge il cimitero locale, avvenuto lunedì pomeriggio.

I vigili del fuoco sono sul posto con tre squadre, il nucleo Sommozzatori e la motobarca Gadda: gli sforzi sono concentrati sul recupero di centinaia di feretri finiti in mare con il crollo, ripreso tra l’altro da alcuni operai che stavano lavorando all’interno del cimitero e che hanno visto parte della struttura “scomparire” in meno di un minuto, tra scricchiolii e un boato. A oggi è stata recuperata una decina di feretri, ma il rischio non è solamente legato a potenziali nuovi crolli - una cappelletta funebre è letteralmente "appesa" e in bilico sul precipizio - ma anche al fattore biologico.

Si sono intanto alzati in volo anche i droni per capire lo stato del fronte frano e della strada sottostante e quante bare siano di fatto seppellite sotto le macerie: si stima che siano caduti circa 60.000 metri cubi di macerie.

Crollo Camogli, i parenti fuori dal Comune. La procura apre un'inchiesta

I parenti delle persone seppellite nel cimitero crollato, intanto, questa mattina si sono radunati fuori dalla sede del Comune per parlare con il sindaco Fracensco Olivari e chiedere informazioni su come e quando le salme verranno recuperate.

La procura ha intanto aperto un'inchiesta per frana colposa a carico di ignoti, atto necessario per avviare le indagini e gli accertamenti su quanto accaduto.

Crollo a Camogli, il video del cimitero che "scompare" nel vuoto: le terrificanti immagini

Il sindaco Olivari e i tecnici regionali del dipartimento della Protezione civile hanno effettuato un sopralluogo insieme con l'assessore regionale alla Protezione Civile, Giacomo Giampedrone. La falesia è sorvegliata da vicino nel timore di nuovi crolli e cedimenti, un'eventualità che, vista la composizione del costone, non si esclude e preoccupa.

«Nella parte alta sono stati evidenziati dei volumi in equilibrio precario su cui insistono alcune cappelle del cimitero e alcuni loculi su cui stiamo ragionando per evitare ulteriori crolli che vanno demoliti in sicurezza - ha detto l’assessore Giampedrone terminato il sopralluogo - Vi è una parte del cuneo in roccia vicino al belvedere che potrebbe essere interessata da ulteriori distacchi. Vi è poi il tema della strada che è al limite della zona interessata dal dissesto, su cui non sono stati riscontrati particolari problemi, dove in passato il Comune ha realizzato interventi di consolidamento che possono migliorare il livello di stabilità e la zona delle abitazioni che non sono state interessate da fenomeni di dissesto, non diversi da quelli esistenti prima. A questo punto partiremo con il recupero immediato delle salme, lavorando con la massima in sicurezza, attraverso la predisposizioni di pontoni in mare e contiamo che le operazioni possano iniziare anche da domani. Servirà un ulteriore monitoraggio per capire lo stato del cuneo roccioso e anche un monitoraggio in continuo per realizzare interventi nella massima sicurezza».

Le salme e i feretri, ha spiegato Giampedrone, vengono recuperate via mare con l’ausilio di un pontone con ditte specializzate che verranno individuate, mentre è stato predisposto un monitoraggio continuo delle condizioni meteo-marine: «Questo non potrà essere un lavoro capillare fino a che lo smontaggio di ciò che è appeso nel cimitero tra le parti pericolose e pericolanti non sarà fatto», ha aggiunto l’assessore, che ha già preso contatti con il capo dipartimento Nazionale della Protezione civile, Angelo Borrelli, per cercare di capire la stabilità dello sperone nella parte di levante della frana.

«In quest’opera ci aiuterà anche la Fondazione Cima - ha concluso - braccio operativo del dipartimento nazionale che abbiamo già utilizzato in altre circostanze e che ha le competenze tecniche per approfondire questa situazione, insieme all’Università di Firenze che abbiamo attivato con il dipartimento nazionale di Protezione civile».

Crollo a Camogli, i precedenti

Già nel luglio del 2020 una porzione della parete del Castellaro si era distaccata a poca distanza dalla scogliera attrezzata con lettini e ombrelloni ed era precipitata in mare, provocando una nuvola di polvere.

A Camogli è inoltre in vigore ormai da diversi anni un’ordinanza che vieta il transito o la sosta entro 150 metri dalla collina che dal Cenobio dei Dogi porta a San Rocco, proprio per il pericolo di crolli e frane. 

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