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Scuole, timori e incertezze per il ritorno sui banchi. I sindacati: «Prefettura si assuma responsabilità»

Cgil, Cisl e Uil denunciano "molti aspetti irrisolti" sul fronte trasporti e personale scolastico. E invitano la Prefettura di Genova ad avviare un confronto con tutte le parti in causa

Quando e come si torna a scuola in Liguria? La domanda rimbalza ormai da giorni, da quando cioè è stato confermato un nuovo decreto che a partire da lunedì 11 gennaio ripristinerà l’assegnazione delle diverse fasce di rischio alle regioni, con la possibilità che si ritorni in zona rossa e che gli studenti delle scuole superiori non possano dunque tornare in classe.

I più piccoli - elementari e medie - torneranno regolarmente a scuola il 7 gennaio e continueranno a prescindere dalla fascia di rischio in cui rientra la Liguria. I ragazzi, invece, con le loro famiglie attendono di sapere se il 7 e l’8 gennaio, in cui tutta Italia è zona gialla, saranno gli unici due giorni in cui potranno tornare sui banchi prima di tornare alla didattica a distanza.

«Se le regioni saranno classificate gialle o arancioni per la settimana successiva non cambierà nulla - ha confermato il presidente della Regione, Giovanni Toti - se invece si fosse classificati rossi i licei e le scuole superiori non partiranno». 

Del ritorno a scuola si è parlato anche alla vigilia dell’Epifenia, in un incontro cui hanno partecipato la Regione e le organizzazioni sindacali: al centro del dibattito anche il piano trasporti e ingressi negli istituti scolastici, tassello fondamentale per consentire il rientro al 50% degli studenti e prevenire il contagio da coronavirus.

«Restano irrisolti molti aspetti, primo fra tutti la gestione del monitoraggio sanitario e della tutela della sicurezza di studenti e lavoratori - denunciato Cgil, Cisl e Uil - Abbiamo ribadito con forza la necessità di un coordinamento regionale con tutti i soggetti coinvolti, per mettere in atto tutte le condizioni che garantiscano la massima sicurezza per tutti. Condizioni che, a oggi, non ci sembrano ancora adeguate. Le organizzazioni sindacali contestano sia il metodo, poiché non sono state coinvolte durante la stesura dei piani provinciali, sia il merito, in quanto mancano le misure adeguate di controllo della percentuale di riempimento dei mezzi e del distanziamento nelle stazioni e alle fermate. In assenza di verifiche, i limiti di riempimento rischiano di essere solo foglie di fico che non garantiscono alcuna tutela contro il contagio. Il servizio programmato, inoltre, risulta insufficiente rispetto alle necessità per le evidenti carenze di mezzi e personale, da tempo denunciate dal sindacato».

Per i sindacati «la responsabilità è delle prefetture, che in una fase come quella attuale non possono e non devono sottrarsi dallo svolgere, nella gestione della problematica scolastica, quel ruolo centrale di coordinamento che sta in capo solo a loro, in grado di rendere il rientro a scuola sicuro».

I sindacati denunciano carenze di personale già evidenziate, sia per gli istituti scolastici sia per i mezzi di trasporto, ricordando come la prefettura «non aveva fornito i dati e i dettagli del piano per la ripartenza,  senza dare quindi la possibilità alle organizzazioni sindacali di entrare nel merito delle numerose problematiche sollevate».

«Richiamiamo quindi la Prefettura di Genova - concludono i sindacati - ad affrontare le numerose criticità legate all'avvio della didattica in presenza coinvolgendo fattivamente le parti sociali».

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