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Liguria in zona arancione per due settimane, tra timori e polemiche

Cosa cambia da oggi sino al 28 febbraio almeno. Respinta l'istanza urgente del presidente della Regione Toti per posticipare il passaggio, ristoratori sul piede di guerra

Liguria da oggi in zona arancione, nonostante gli appelli del presidente della Regione, Giovanni Toti, al nuovo premier Draghi perché facesse slittare il passaggio di qualche ora, e consentire così ai ristoratori di lavorare per il pranzo di San Valentino.

Dopo un sabato all’insegna delle polemiche, in cui proprio i ristoratori hanno alzato la voce minacciando di tenere aperto e sfidare dpcm (e multe) per le modalità con cui la notizia del passaggio in arancione è stato comunicato, domenica mattina Genova si è svegliata sotto un cielo terso e freddo e diversi divieti che per le ultime due settimane erano stati accantonati.

Il più rilevante, quello relativo agli spostamenti: in zona arancione non è consentito muoversi dal proprio Comune di residenza (e ovviamente neppure fuori regione), con l’unica eccezione che riguarda i residenti dei piccoli Comuni, che possono spostarsi in un raggio di 30 km senza però raggiungere i capoluoghi di provincia.

Restano chiusi invece i bar e i ristoranti, con il solo asporto consentito sino alle 22 e la consegna a domicilio senza restrizione a patto che, per quanto riguarda l’asporto, non si tratti di bar e ristoranti senza cucina: in quel caso l’asporto è vietato dalle 18 in poi. E così, nella domenica di San Valentino, una giornata in cui i liguri avevano preso d’assalto i ristoranti prenotando con largo anticipo il pranzo degli innamorati (e non solo), centinaia di ristoratori si sono ritrovati con la spesa fatta, i menù preparati, i tavoli allestiti e i posti vuoti. E scoppia la polemica tra Confesercenti e la Regione, con l’associazione che ha accusato il presidente Giovanni Toti di avere creato confusione, evitando di comunicare con anticipo ai ristoratori che il rischio del passaggio in arancione era più concreto che mai.

Toti, da canto suo, sabato sera ha attaccato il nuovo governo Draghi e al ministero della Salute, che sabato sera ha risposto all’istanza urgente presentata per chiedere il rinvio del passaggio in arancione: «La situazione epidemiologica (in Liguria, ndr) ha imposto tempestive misure di contenimento e gestione dell’emergenza e la conseguente adozione dell’ordinanza del 12 febbraio 2021 - si legge nella nota del Capo di Gabinetto del ministero - che esplica i propri effetti a decorrere dal giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale secondo un procedimenti applicato egualmente a tutte le regioni che rientrano nella medesima classificazione».

Nessuna eccezione per la Liguria, insomma, dove la situazione contagi era comunque nota da giorni: tre quarti della regione con epidemia sotto controllo, un quarto, quello dell’estremo ponente, nell’occhio del ciclone a causa della vicinanza con la Costa Azzurra, dove i focolai di coronavirus sono aumentati esponenzialmente.

«Cominciamo male - ha tuonato Toti sabato sera - intanto solo alle 19 di oggi è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana l’ordinanza che colloca alcune Regioni in fascia “arancione”. Cioè cinque ore prima della sua entrata in vigore. Francamente, siccome questo è l’atto formale che rende operativa quell’ordinanza, forse si poteva fare un po’ prima, per dare almeno un quadro di certezza. Secondo: il nostro appello a rimandare solo di qualche ora l’entrata in vigore per consentire ai ristoratori di poter svolgere almeno il pranzo di San Valentino, con molte prenotazioni già prese, è stato respinto. Onestamente ritengo che questo rifiuto segni un grave sbilanciamento dell’equilibrio tra salute ed economia».

La Regione aveva anche preso in considerazione di firmare un’ordinanza ad hoc per rimandare l’entrata in vigore della zona arancione, scartata però subito. Il dpcm, d’altronde, è in questo senso molto chiaro: Regioni ed enti locali possono adottare provvedimenti per il contenimento del contagio “peggiorativi”, scegliendo per esempio di chiudere un Comune o un quartiere (è accaduto per il centro storico all’inizio della seconda ondata, poteva essere fatto per il ponente ligure), ma non possono fare corse in avanti meno restrittive. Come ha chiarito anche Toti, che ha fatto riferimento anche alla possibilità, poi, di poter essere accusati di “epidemia colposa”.

Per i ristoranti liguri si tratta comunque di una magrissima consolazione, e infatti hanno già annunciato che torneranno in piazza lunedì pomeriggio, come fanno ormai da un mese, per chiedere di «poter lavorare in sicurezza». La Liguria, intanto, resta in zona arancione sino al 28 febbraio, le due settimane canoniche necessarie per valutare l’andamento dell’epidemia.

Liguria arancione, Pd all’attacco: «Responsabilità di Toti»

Sul passaggio in arancione è intervenuto anche il Pd ligure, puntando il dito contro la gestione della situazione da parte del presidente della Regione.

«Da inizio settimana avevamo chiesto attenzione a Toti verso la crescita dei casi nell’imperiese. Perché non è intervenuto tempestivamente con ordinanze mirate che avrebbero potuto evitare la zona arancione in tutta la Liguria? - si chiedono i rappresentanti dem liguri - Nella giornata di martedì scorso, in Consiglio Regionale il Consigliere Ioculano aveva chiesto al Presidente Toti conferme sulla notizia della possibile zona rossa nell’imperiese, in particolare per le zone di Sanremo e Ventimiglia, già annunciata a mezzo stampa. In risposta Toti, aveva dichiarato che stava facendo valutazioni su come intervenire in quelle zone, che presentavano un aumento dei casi superiore alla media regionale».

«Di queste valutazioni nei quattro giorni successivi non se ne è più saputo nulla, nonostante la continua crescita dei casi nel ponente imperiese. E il risultato è che i ritardi di Toti nell’adozione di misure specifiche nei territori più colpiti dall’epidemia ha trascinato tutta la Liguria in zona arancione». Poi il riferimento a Umbria e Toscana, dove i presidenti di Regione hanno adottato «misure restrittive nelle zone in cui il virus circola di più. L’aveva già fatto la Liguria per La Spezia e Genova. Perché, pur sapendolo da inizio settimana, Toti non è intervenuto sulle zone più critiche? Perché Toti non ha adottato tempestivamente misure restrittive per quei territori provando a evitare la zona arancione al resto della Liguria che presentava e presenta dati da zona gialla?».

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