Sabato, 18 Settembre 2021
Coronavirus

Liguria in zona arancione, Toti scrive a Draghi. La rabbia di Confesercenti: «Stanchi di inutili scaricabarili»

L’associazione punto il dito anche contro una «confusa gestione della comunicazione da parte della Regione»

Sale la rabbia dei titolari di bar e ristoranti dopo la notizia dell’ingresso della Liguria in zona arancione a 48 ore da San Valentino, giornata in cui erano già arrivate decine di prenotazioni per pranzi e aperitivi.

A farsi portavoce delle proteste dei titolari dei pubblici esercizi è Confesercenti, con una dura nota in cui punta il dito non solo contro la gestione del meccanismo di assegnazione dei colori per le regioni, ma anche contro quella che definisce «una confusa gestione della comunicazione da parte della Regione».

«Occorre subito un ristoro per coprire anche i danni di San Valentino per la categoria, che non sono solo riconducibili alla pandemia, ma a una confusa gestione della comunicazione da parte della Regione - attacca il coordinamento provinciale di Fiepet Confesercenti - Siamo stanchi di inutili scaricabarili e di improbabili soluzioni dell’ultimo minuto. I ristoratori di altre regioni erano stati informati del cambio di colore con anticipo e l’ipotesi di ordinanze regionali in contrasto con quella ministeriale non può essere una soluzione».

Il riferimento è all’istanza urgente che il presidente della Regione, Giovanni Toti, ha inviato al neo premier Mario Draghi e al ministro Speranza per chiedere di posticipare di 24 ore l'ingresso della Liguria in zona arancione, con l’unica eccezione dell’area di ponente più colpita dal virus, tra Ventimiglia e Sanremo. Toti, che ha lanciato un appello ai genovesi e ai liguri perché domenica ordinino almeno da asporto, aveva anche parlato, via social, della possibilità di fare un’ordinanza ad hoc, scartandola perché «lo scontro tra l’ordinanza del Ministro e la nostra porterebbe al rischio di sanzioni e addirittura di possibili denunce penali per tutti i clienti e i ristoratori che aprissero ugualmente. Peraltro, se il contagio aumentasse, potrebbe addirittura profilarsi l’accusa di epidemia colposa».

L’iniziativa non ha però convinto Confesercenti, secondo cui «così si contribuisce solo ad aggiungere confusione alla confusione, mettendo ulteriormente a rischio le imprese e soprattutto non conseguendo l’obiettivo che ora è indispensabile: cambiare registro, programmare, uscire dalla logica emergenziale dopo un anno di soluzioni estemporanee, affastellamento di provvedimenti, ristori al contagocce. Le istituzioni devono tutelarci, creare le condizioni per rispettare le regole, e non costringerci a percorrere la strada dell’illegalità pericolosa per tutti».

Nelle ore scorse alcuni ristoratori avevano infatti avanzato l’ipotesi di aprire ugualmente, sfidando l’ordinanza e rischiando la multa: «Le imprese non vivono di slogan, false speranze, illusioni, hanno bisogno di risposte certe a problemi reali - conclude amara Confesercenti - Sono tantissime le voci di chi ha comprato centinaia di euro di prodotti freschi destinati alla spazzatura, peggiorando ancora il proprio indebitamento e aggiungendo disperazione alla disperazione. Anche l’istanza di posticipazione dell’entrata in vigore arriva purtroppo troppo tardi, con le disdette arrivate a pioggia».

«Bisogna che il nuovo Governo insieme a tutte le Regioni cambino radicalmente sistema - conclude l’associazione - il preavviso deve essere dato alle attività economiche almeno 5 giorni prima della scadenza per l’eventuale cambio di colore. Va poi definitivamente superato l’impianto del Dpcm consentendo l’apertura dei pubblici esercizi a pranzo e a cena in zona gialla ed a pranzo in zona arancione. Non ci stiamo più a essere additati come i responsabili dei contagi, a fronte di tutti i protocolli sanitari puntualmente applicati».

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