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Martedì, 30 Novembre 2021
Costume e società

Le antiche osterie di Caricamento: ecco dove si mangiava a Genova un secolo fa

Si parlava per lo più di commercio anche con i ristoratori, e i nomi di donna che venivano pronunciati erano in realtà spesso quelli delle navi

Siamo abituati a leggere guide e consigli relativi ai ristoranti e alle osterie di oggi, tra stelle, chiocciole e altri riconoscimenti. Ma quali erano le migliori osterie del centro storico un secolo fa? Chi le frequentava?

Di questo argomento - incentrandosi in particolare su Caricamento - ne ha parlato la newsletter della celebre associazione A Compagna che conserva la memoria storica della città, riportando un articolo di Costanzo Carbone pubblicato sul bollettino dell'aprile 1928.

Carbone si è concentrato sulle piccole osterie di piazza Caricamento "perché la cucina genovese - checché ne dicano i ristoratori - è soltanto qui. Qui solo si confezionano i piatti genovesi, esclusivamente genovesi". Anche se l'autore ricorda alcuni locali degni di nota anche nel resto del centro genovese, come "da-o Giggio" a Piccapietra. "Ma in piazza Caricamento non ti puoi sbagliare. Tutte le osterie della zona hanno la cucina nostrana. Basterà rasentare, al mattino, verso le dieci, il brevissimo marciapiede che è al disotto della strada e dare una sbirciatina in quelle osterie, per venire impregnati, travolti da sottili odori di basilico spremuto, frammisto ad un acuto odorino d’aglio e di formaggio sardo, sminuzzati, resi polpa nel capace mortaio di marmo dall’irrequieto pestello di legno". 

Ma chi erano gli avventori delle osterie genovesi? Gli operai che venivano via dalla Darsena andavano al "Bazarin" di via Prè, e mentre a Caricamento si trovava veramente di tutto: le 'squadre' del porto, l'impiegato di Darsena, lo spedizioniere, l'usciere, il fattorino di palazzo Dan Giorgio. Si parlava per lo più di commercio anche con i ristoratori - partite di caffè, grano, stoccafisso - e di mete lontane quali Malaga, Norvegia, Santo Domingo, Algeri, Liverpool, Amsterdam e così via. "Tutto il mondo è convenuto in quell'ora, entro quegli antri e di tanto in tanto affiora anche qualche nome di donna: Carolina, Giuseppina, Maria Antonietta, Virginia, Filomena. Sono i nomi dei barchi, dei velieri che girano il mondo" chiarisce Carbone.

Dunque si mangiava e si parlava di lavoro, così come ancora oggi, nelle trattorie più gettonate di allora, che erano l'"Osteria delle Donne", la "Trattoria della Ciccia", la "Pina", il "Carlin", l'"Andrea" e la "Iolanda" dove - specialmente chi stava per mare per molto tempo - poteva riassaggiare finalmente i piatti tipici della sua città: minestrone, pesto, buridda, stoccafisso e così via, con una specialità diversa . Ai piedi di palazzo San Giorgio, poi, c'erano già le tipiche friggitorie, e in piazza Cavour altre osterie ancora, dalla "Sciamadda" e dal "Gin".

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