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UniGe ottiene un finanziamento europeo per lo studio e la ricerca sulle aree montane e rurali

Si punta a rendere Genova un punto di riferimento a livello europeo nello studio e nella ricerca sulle aree montane e rurali

L’Università di Genova si è aggiudicata uno dei 19 progetti cofinanziati dalla Commissione Europea e, nei prossimi 5 anni, grazie al programma Cloe, formerà 15 dottorandi provenienti da tutta Europa sui temi dello sviluppo e della conservazione della montagna a partire da prospettive storiche, ambientali e giuridiche, per contribuire ad affrontare il problema dell'abbandono: a darne notizia, il magazine universitario Unige.life.

L’ateneo genovese ha ottenuto un finanziamento di 1,2 milioni di euro: il programma interdisciplinare è coordinato da Marco Invernizzi, ingegnere elettrico, e Anna Maria Stagno, archeologa, e ha permesso di riunire ricercatori e docenti UniGe che, sulla montagna e le aree rurali, stanno realizzando progetti europei su temi come il biodiversità, possibili misure per mitigare il cambiamento climatico e rischi ambientali.

Insomma, si punta a rendere Genova un punto di riferimento a livello europeo nello studio e nella ricerca sulle aree montane e rurali. La Liguria sarà di fatto una "regione laboratorio": precoce per spopolamento della montagna e abbandono dell'agricoltura, è una delle zone con la più alta percentuale di aree rurali e montane abbandonate, profondamente interessata da fenomeni di dissesto idrogeomorfologico, ma è anche una delle regioni con la più alta concentrazione di Parchi Naturali e di terre collettive, un territorio in cui si registrano significativi episodi di “ritorno in montagna” da parte di giovani e di valorizzazione delle produzioni locali.

Ma questi episodi hanno bisogno di essere supportati e collegati a una pianificazione, ed è questo l'obiettivo ultimo di Cloe: contribuire a formare ricercatori che acquisiscano quelle prospettive interdisciplinari fondamentali per affrontare, in tutta la loro complessità, le sfide legate alla costruzione di un futuro economicamente e socialmente sostenibile delle aree rurali, che non può che passare per un approccio locale e per la conservazione del loro patrimonio ambientale e culturale

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