Cronaca

Movida selvaggia, la sentenza che riaccende la polemica

Preoccupazione tra i residenti delle zone più affollate nelle ore notturne per la decisione della Cassazione di sgrava i gestori dei locali dalla responsabilità di quanto avviene all'esterno

«I pubblici esercizi non sono responsabili dei rumori molesti esterni al locale»: a stabilirlo in maniera inequivocabile è stata la Corte di Cassazione, che nell’accogliere il ricorso presentato da un esercente di Torino, condannato per disturbo della quiete pubblica per gli schiamazzi fuori dal suo locale nelle ore notturne, ha sferrato un duro colpo non soltanto ai residenti delle zone più “calde”, ma anche a Comuni e Municipi, da sempre in lotta contro la movida. Come ormai da anni accade a Genova.

Punto cardine della sentenza emessa lo scorso 5 marzo, il fatto che il gestore sia ritenuto responsabile soltanto del chiasso prodotto dai clienti all’interno del locale, mentre quanto succede all’esterno è ufficialmente zona franca: per salvarsi da multe e sigilli sarà sufficiente esporre cartelli che invitano la clientela a evitare rumori molesti, unica misura preventiva richiesta ai titolari degli esercizi pubblici, che complice l’avvicinarsi della bella stagione gioiscono nel vedere allontanarsi lo spauracchio della chiusura.

Dall’altro lato della barricata ci sono invece i residenti delle zone della movida, come il centro storico del capoluogo ligure, o dei quartieri particolarmente affollati da bar e locali notturni, come Sampierdarena, che da tempo combattono contro il chiasso che impedisce il riposo sino a notte inoltrata e che in queste ore hanno invaso i social network con commenti preoccupati: «Questa decisione non può che generare rabbia e sconcerto nei residenti del quartiere - fa sapere Gianfranco Augusti, presidente delle Officine Sampierdarenesi - una sentenza del genere non premia i locali virtuosi, ma quelli che già erano all’origine di disturbo e degrado. Ci hanno a tutti gli affetti tolto, a noi, all’amministrazione comunale e alle forze dell’ordine, uno strumento di controllo, un deterrente che spingeva i titolari dei locali a tenere a bada la clientela, anche se per semplici motivi egoistici, per evitare multe o chiusure».

I timori di chi abita nelle zone calde non riguardano dunque soltanto l’eventuale aumento di chiasso e schiamazzi, ma anche le conseguenze a livello di sicurezza e ordine pubblico che potrebbe avere questa sentenza, che di fatto sgrava i titolari dei locali notturni da qualsiasi responsabilità su quanto avviene all’esterno del loro esercizio.

Minore la preoccupazione per quanto riguarda il centro storico: «Da un paio d’anni ormai stiamo lavorando d’intesa con il Comune per un regolamento che metta un freno alle situazioni più estreme e agli eccessi - fa sapere Simone Leoncini, presidente del Municipio Centro Est - D'altronde nella nostra zona il problema non è sempre imputabile ai locali notturni, che non possono impedire a gruppi di persone di aggregarsi in un punto, magari poco distante dagli ingressi. Questa sentenza di certo non aiuta, ma non si traduce in una totale deresponsabilizzazione da parte dei titolari degli esercizi, la maggior parte dei quali sono già spontaneamente impegnati a fare rispettare alcune basilari norme di convivenza civile».

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