Rapallo, la criminalità organizzata nello smaltimento degli yacht distrutti dalla mareggiata

I carabinieri hanno arrestato 9 persone, la procura contesta anche il metodo mafioso: i dettagli dell'operazione, scattata martedì mattina all'alba, che coinvolge anche i vertici del Carlo Riva

Nove arresti per traffico illecito di rifiuti. E non rifiuti “comuni”, ma yacht, nello specifico quelli distrutti dalla mareggiata dell’ottobre 2018, che distrusse la diga foranea di Rapallo causando danni incalcolabili lungo gran parte della costa ligure. E neppure arresti "comuni", visto che ai domiciliari sono finiti anche i vertici della società che gestisce il porto.

I fatti: è l'ottobre del 2018 quando, durante un'allerta meteo, una mareggiata d'intensità fortissia investe la costa ligure, abbattendo anche la diga foranea a Rapallo. Le onde scaraventarono  decine di imbarcazioni sul lungomare e sulla spiaggia, di fatto rottami di lusso che avrebbero dovuto essere rimossi con tutte le precauzioni previste per legge. Proprio sulle modalità, spudoratamente illegali, di rimozione e smaltimento delle barche danneggiate hanno indagato i carabinieri della Compagnia di Santa Margherita, arrivando martedì mattina a eseguire una serie di misure cautelari emesse dal gip nei confronti di 9 persone, cui si aggiunge un provvedimento di sequestro preventivo ai fini di confisca per 3,6 milioni di euro.

Il blitz del comando provinciale di Genova è scattato all'alba con la collaborazione dei colleghi di Napoli, Caserta, Avellino e Massa Carrara. I provvedimenti riguardano sette uomini e due donne: tra loro ci sono anche Marina Scarpino, direttrice del porto turistico Carlo Riva di Rapallo, e Andrea Dall'Asta, presidente del consiglio d’amministrazione della società che gestisce il porto, ai domiciliari insieme con altre cinque persone. Ai domiciliari anche il responsabile della sicurezza del porto, ritenuto l'autore di 4 esposti anonimi inviati a carabinieri e Capitaneria di Porto per cercare di sviare le indagini e puntarle sulla gestione pubblica del porto di Rapallo e anche di quello di Santa Margherita Ligure.  

Secondo le intercettazioni, Scarpino e Dall'Asta erano perfettamente a conoscenza di ciò che avveniva nel porto di Rapallo, dove gli yacht venivano demoliti sul posto in barba alle norme di sicurezza e legali (uno era stato interamente distrutto con una ruspa sul lungomare, a pochi passi dagli uffici della direzione) e poi trasportati non come rifiuti speciali, ma come "pezzi di ricambio", su veicoli non autorizzati verso tre siti, due in Toscana (a Massa e a Carrara, entrambi considerati di interesse) e uno in Campania, dove di fatto poi "sparivano" senza tracciamento sfruttando manodopera in nero.

Al centro dell'inchiesta, che coinvolge altri 21 soggetti indagati, troneggia la figura di Pasquale Capuano, 62enne di origini napoletane, fermato ad aprile 2019 per il tentato omicidio dell'ex gestore dei Cantieri di Baia a Bacoli, per cui è stato disposto il trasferimento in carcere. Secondo gli investigatori sarebbe stato lui che, sfruttando il metodo mafioso e millantando contatti con soggetti appartenenti alla camorra e alla ‘ndrangheta, avrevve promosso e gestito l’intera "filiera" con l’obiettivo di conquistare spazio nel settore della nautica ligure.

Sub morto durante immersinone, il Carlo Riva falsifica il certificato

Il suo nome viene pronunciato più volte nelle intercettazioni dei carabinieri, anche dalla stessa Scarpino, e sempre il suo nome è coinvolto nelle indagini sulla morte di un sub, incaricato proprio daCapuano di recuperare rottami dal fondale del porto senza avere l'adeguata preparazione e abilitazione. Durante l'immersione l'uomosi era sentito male ed era morto, e i dirigenti del Carlo Riva avevano falsificato un certificato di valutazione del rischio cercando di far passare per immersione lecita e legale un'immersione finalizzata invece a recuperare illecitamente rottami dal fondale.

Anche la figlia di Capuano, Filomena, si trova ai domiciliari dopo avere di fatto gestito le società del padre quando Capuano si trovava in carcere. Sempre ai domiciliari ci sono Roberto Lembo, consulente delle società di Capuano, Francesco Acanfora, avvocato delle società, un uomo di origini sinti che procurava la manodopera in nero per lo smaltimento dei relitti in due siti di Massa e Carrara considerati di interesse regionale, 

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Per gli inquirenti, gli indagati avevano dunque elaborato un comnplesso e fruttuoso sistema di gestione illecita dei relitti - 435 le imbarcazioni distrutte dalla furia della mareggiata - offrendo un prezzo inferiore per lo smaltimento sostenibile soltanto evitando di adottare le necessarie precauzioni per prevenire il rischio ambientale. Le stime parlando di un “giro d’affari” da oltre 3 milioni di euro con la movimentazione e la gestione di 670 tonnellate di rifiuti non tracciati.  

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