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Raffaella Paita sotto sorveglianza dopo le minacce di morte

Dopo le due missive minatorie arrivate in Regione, il comitato per l'ordine e la sicurezza, presieduto dal prefetto Fiamma Spena, ha predisposto una vigilanza preventiva da parte delle forze dell'ordine nei luoghi frequentati dalla candidata del Pd

Nessuna scorta, ma una sorveglianza più serrata che proseguirà sino al termine della campagna elettorale: questa la decisione del comitato per l’ordine e la sicurezza, riunito oggi per decidere di eventuali misure a protezione della candidata alla presidenza della Regione Raffaella Paita, cui nelle ultime settimane sono state recapitate due lettere minatorie, una delle quali contenente minacce di morte.

Il comitato, presieduto dal prefetto di Genova Fiamma Spena, ha predisposto per Paita una “sorveglianza generica radiocontrollata”, che prevede una vigilanza preventiva da parte di personale di Polizia e Carabinieri nei luoghi in cui la candidata del Pd si troverà nei prossimi giorni, dalle abitazioni agli uffici passando per le sedi dei comizi pubblici.

A confermare il provvedimento è stato lo stesso prefetto, che a margine dell’odierna Festa della Polizia ha spiegato che “abbiamo deciso di adottarlo alla luce della lettere di minaccia che le sono state recapitate in queste settimane. Si tratta di un controllo più approfondito, anche se ribadisco che in campagna elettorale questo genere di attività è già molto elevata”.

La prima lettera di minacce era arrivata nella sede della Regione la prima settimana di maggio: nella missiva due fogli, la copia di un articolo di giornale relativo alla recente sentenza della Cassazione sulla questione pensioni e un foglio scritto a mano dove l’anonimo autore delle minacce invitava la Paita a “restituirci i soldi delle pensioni, sono nostri. Se non ce li restituisci ti faremo la pelle. A te e al tuo amichetto”. La seconda era invece arrivata ieri, con insulti personali rivolti alla candidata del Pd e accenni anche al premier: «Paita, la pagherai. Tu e il tuo amico Renzi». Sul caso indaga la Digos, che ha sequestrato entrambe le missive.

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