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Cronaca

Suicida in carcere, la polemica del sindacato di polizia: "Non doveva essere a Marassi"

Michele Lorenzo, segretario nazionale per la Liguria del Sappe: "Quest’uomo, che pare avesse qualche problema psichiatrico, forse era più opportuno che venisse assegnato ad una Rems che non in un carcere"

Dopo la tragedia in carcere, rimonta la polemica sulla gestione dei detenuti con problemi psichiatrici.

Ieri pomeriggio, il 70enne che una settimana fa aveva colpito a sprangate la moglie a Sori, si è tolto la vita in cella. A domandarsi se l’uomo dovesse stare in una Rems (residenza per l’esecuzione misure di sicurezza) e non in un carcere qualsiasi è Michele Lorenzo, il segretario nazionale per la Liguria del sindacato autonomo di polizia penitenziaria, Sappe.

"La morte di un detenuto è sempre una sconfitta per lo Stato”, commenta amareggiato Lorenzo. "Il fatto è grave e si colloca in un quadro complesso degli istituti penitenziari della Liguria: ricordo che le carceri regionali sono pressoché quotidianamente protagoniste di proteste, di vari tentati suicidi sventati in tempo dalla polizia penitenziaria e di moltissimi atti offensivi verso gli agenti".

La misura è colma: "Le carceri della Liguria non possono più reggere il peso dell'indifferenza dell'amministrazione penitenziaria, senza un provveditorato regionale a Genova autonomo ad operare e senza un carcere a Savona - continua il segretario - è indispensabile incontrarci e capire cosa non funziona, ma è ovvio che le cause del suicidio possono essere innumerevoli. Certo è che quest’uomo, che pare avesse qualche problema psichiatrico, forse era più opportuno che venisse assegnato ad una Rems che non in un carcere”.

Sul fatto è intervenuto anche Donato Capece, segretario generale del sindacato Sappe, il primo e più rappresentativo dei baschi azzurri, sottolineando che: "Il suicidio e tutti questi altri eventi critici lasciano tutti nello sconcerto, sia il personale operante che i detenuti ivi presenti. Il suicidio di un detenuto rappresenta un forte agente stressogeno per il personale di polizia e per gli altri detenuti”. 

Fari ancora una volta puntati contro la gestione del disagio psichico nelle carceri: “Torno a denunciare come la consistente presenza di detenuti con problemi psichiatrici è causa da tempo di gravi criticità per quanto attiene l’ordine e la sicurezza delle carceri del Paese”, aggiunge Capece.

“Il personale di polizia penitenziaria è stremato dai logoranti ritmi di lavoro a causa delle violente e continue aggressioni. Ed è grave che, pur essendo a conoscenza delle problematiche connesse alla folta presenza di detenuti psichiatrici, le autorità competenti non siano ancora state in grado di trovare una soluzione. Ogni giorno nelle carceri italiane succede qualcosa, ed è quasi diventato ordinario denunciare quel che accade tra le sbarre. Così non si può andare più avanti: è uno stillicidio continuo e quotidiano".

I detenuti con problemi psichiatrici per il sindacato meritano attenzione ed una urgente e compiuta risoluzione: "Certo è che la loro presenza ha fatto aumentare il numero degli eventi critici nelle carceri - conclude Capece - a nostro avviso sarebbe importante rivedere il modello custodiale in atto, eliminando l'ozio nelle celle, atro che vigilanza dinamica".

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