Il coronavirus non ferma la movida nei vicoli. Ed è polemica

Si infiamma la discussione sui social: i locali del centro storico assicurano di essersi adeguati alle norme e alle raccomandazioni nazionali, ma la responsabilità in caso di raggruppamenti resta, inevitabilmente, del singolo

Venerdì sera, poco dopo le 23. In piazza delle Erbe, cuore del centro storico, si affollano moltissime persone, principalmente giovani, che chiacchierano, ridono, sorseggiano da bicchieri e si scambiano aneddoti, proprio come ogni altro venerdì. E se il tema coronavirus è inevitabilmente in gran parte dei discorsi, i timori di un possibile contagio non sembrano però fermare la movida dei vicoli. 

Le foto si sono rapidamente diffuse sui social network, da Facebook a Instagram, testimonianze di chi ha voluto mostrare uno spaccato conosciutissimo dai genovesi - il venerdì sera nei vicoli - apparentemente non toccato non solo da ansie e timori di contagio, ma anche dalle direttive diffuse a livello nazionale. Non stupisce dunque che, in un momento in cui dal governo arrivano raccomandazioni affinché si rispetti a distanza di almeno un metro l’uno dall’altro per prevenire e limitare il contagio, e in cui si è deciso per la chiusura di tutti i luoghi in cui possa esserci affollamento - dai teatri ai cinema passando per discoteche e sale da ballo - le proteste, sempre via social, crescano. 

Le foto hanno trovato "casa" anche sulla pagina di Cresciuti Disagiati, una delle più giovani e “irriverenti” in circolazione, con gli amministratori che hanno voluto intervenire sulla questione.

«È materia non di nostra "competenza" - scrivono da Cresciuti Disagiati - ma visto il numero di like sulla pagina e considerato che già altre volte abbiamo portato alla luce situazioni paradossali oggi parliamo del mancato rispetto delle norme di prevenzione del Covid19. In particolare dell'evitare di ammassarsi e di mantenere almeno un metro di distanza. Abbiamo ricevuto foto che ci mostrano come ieri sera nei vicoli ci fosse il pienone, compete alle autorità far rispettare tali norme ma è nostra discrezione, di cittadini, attuare le misure di prevenzione e autotutela».

Un appello al buon senso e al senso civico, insomma, che ha scatenato reazioni discordanti. Perché se da un alto molti titolari di esercizi commerciali hanno cercato in ogni modo di adeguarsi alle norme indicate nel decreto - igienizzazione dei locali, dispenser di soluzioni igienizzanti agli ingressi, ordinazioni solo ai tavoli e niente affollamento al bancone - la decisione di uscire o meno e di “ammassarsi” o meno in luoghi molto frequentati non è di competenza dei gestori dei locali, ma ricade inevitabilmente sul singolo. Che, con la maggior parte dei i luoghi di svago e cultura chiusa, si riversa forse con ancora più affluenza all’aperto. 

I civ del centro storico: «I locali si sono tutti adeguati alle norme e alle raccomandazioni»

«Proprio in un momento così difficile per tutti ci sono associazioni che fanno la guerra ad altri locali solo perché hanno avuto restrizioni più penalizzanti - è lo sfogo di Matteo Zedda, presidente del Civ Sarzano Sant'Agostino - I locali del centro storico si sono adeguati alle raccomandazioni e si sono dotati di quanto necessario, e non è possibile paragonarli a discoteche. Capisco la situazione, ed è giusto che ognuno cerchi di perseguire e far valere le proprie ragioni, senza però per forza puntare il dito contro altri per ottenere qualcosa».

Le preoccupazioni per le ricadute economiche che il vurus, ma soprattutto le misure disposte per contenerlo, avranno sull'economia non solo cittadina, non solo regionale, ma nazionale, sono ovviamente altissime. La chiusura di bar, ristoranti e in generale luogi di socialità non è oggi stata contemplata, appellandosi al buon senso delle singole persone, ma i timori tra i titolari di esercizi commerciali comprensibilmente salgono, soprattutto da quelli che si sono adoperati per adeguarsi da subito alle disposizioni governative.

A oggi dal sindaco Marco Bucci non sono arrivate disposizioni specifiche che approfondiscano le norme contenute nel decreto governativo. Ai primi contagi accertati anche in Liguria, il primo cittadino aveva fatto appello al buon senso dei genovesi, chiedendo soprattutto il rispetto delle norme igienico sanitarie.

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E la frattura, tra chi è d’accordo con le norme restrittive e chi invece invoca “libertà” - di uscire, di muoversi, di divertirsi - non è come ci si aspetterebbe tra giovani e meno giovani, ma intergenerazionale, con tanti ragazzi che si dichiarano d’accordo con le imposizioni e si appellano al bene comune, dichiarandosi disposti a fare sacrifici, e a limitare (e non cancellare del tutto) la vita sociale, per evitare che il virus si propaghi. 

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