Coronavirus, come spiegarlo ai bambini. La psicoterapeuta Capello: «Dite la verità ma senza drammi»

Abbiamo chiesto a una professionista come raccontare l'epidemia ai più piccoli senza trasmettere le paure degli adulti

La psicoterapeuta Giovanna Capello

L'epidemia di coronavirus ha aperto un periodo di incertezza e timore che colpisce gli adulti ma anche, inevitabilmente, i più piccoli. Cosa raccontare e quanto far passare delle nostre preoccupazioni ai bambini? Genova Today ha chiesto il parere alla dottoressa Giovanna Capello, psicoterapeuta del Consultorio di via Ippolito D'Aste (Cstcs), esperta di psicologia dell'infanzia e dell'adolescenza. 

Dottoressa, come possiamo spiegare il coronavirus ai nostri figli?

«Innanzi tutto, penso che sia necessario tener conto delle differenze di età: ciò che vale per un bambino sotto i cinque anni, non vale necessariamente per un bambino di età compresa tra i cinque e i dieci anni»

Cosa possiamo dire a un bambino piccolo?

«Agli occhi dell'adulto un bimbo non afferra pienamente quel che accade nel mondo esterno mentre noi sappiamo quanto possa essere intensamente toccato dalla paura della madre, dei familiari, delle maestre d'asilo, delle tate... Insomma da tutto il mondo adulto che lo circonda e dovrebbe proteggerlo»

Sono gli adulti a doversi fare delle domande.

«Il problema, infatti, riguarda piuttosto le angosce degli adulti, che vediamo, in questi giorni, così prive di filtri e debordanti. In questo senso, sono preoccupata: se le paure degli adulti debordano, non possono che straripare sulla mente dei bambini, invadendola e generando terrore».

Quale la cura dunque?

«Poche parole e semplici, per spiegare ai bambini che in questo momento ci sono in giro febbri e raffreddori e che si sta a casa mentre i grandi si occupano di affrontarli, curarli e toglierli di mezzo. Poi, si tornerà all'asilo...Parole semplici, ma bisogna essere sufficientemente sereni per comunicarle al bambino in modo credibile».

Il consiglio vale per tutti i bambini.

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«Ciò che è estensibile a tutte le fasce d'età, è il valore della verità: come scrive Bion: "le esperienze vere sono cibo per la mente, le esperienze false sono veleno". I bambini sanno sempre quando fingiamo. Quindi, a maggior ragione, bisogna tener conto dell'intenso bisogno infantile di sapere "come stanno le cose". Questo è sempre stato particolarmente vero per i bambini di età compresa tra i cinque e i dieci anni, ma bisogna tener conto della precocità dei nostri bambini di oggi, sovrastimolati da informazioni. Quindi spiegare la verità, tutta, ma senza drammi, senza enfatizzare il Male e sostenendo, sempre, la speranza. I bambini sono capaci di comprendere la Malattia molto meglio di noi adulti, che proiettiamo sui virus i nostri personali virus psichici...»

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