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Movida, Tar boccia la richiesta dei commercianti: resta la chiusura anticipata

L'ordinanza "antimovida" del Comune di Genova è confermata. L'assessore comunale alla Legalità Elena Fiorini: «Ricorso al Tar pretestuoso»

Il Tar ha respinto il ricorso dei commercianti contro la cosiddetta ordinanza antimovida. Confermata quindi la linea del Comune di Genova, che pone severi limiti di orario ai locali notturni del Centro storico. 

«Il provvedimento del Comune di Genova è stato fatto precedere da un'accurata istruttoria e realizza un equo contemperamento degli interessi in conflitto - sostiene il Tribunale amministrativo regionale - Nel bilanciamento degli interessi proprio della fase cautelare, risulta sicuramente prevalente quello della tutela della quiete pubblica e del decoro urbano». 

Saracinesche abbassate nelle ore piccole, quindi, nonostante l'opposizione delle associazioni di categoria Fipe e Fepag, «con conseguenze negative - denunciano - sulla clientela e il giro d’affari. Quello che abbiamo sempre chiesto sono controlli, seri, da parte delle forze dell'ordine, tali da identificare e punire i trasgressori e quelli soltanto. Il Comune ha invece messo tutti sullo stesso piano, provocando un danno economico ingente ai tanti esercizi onesti che si sono visti costretti a rinunciare a preziose ore di lavoro».

«Le motivazioni del ricorso si sono dimostrate poco consistenti e pretestuose. Devo ancora leggere nel dettaglio il provvedimento del Tar, ma è la conferma che il Comune di Genova ha fatto un lavoro serio e approfondito per contemperare i bisogni dei cittadini con quelli dei locali notturni» ha commentato invece l'assessore comunale alla Legalità Elena Fiorini

Intanto l'associazione "Ora basta" ha pubblicato una lettera aperta rivolta proprio all'assessore alla Legalità: «Continuiamo a credere, nonostante la sentenza del Tar che si è riservato di decidere più avanti, negando la sospensiva immediata, che non sia giusto che le imprese e le attività commerciali, i circoli culturali, debbano tutti, indistintamente, pagare da soli il prezzo dell'incapacità del Comune e della Prefettura di far rispettare le regole di civile convivenza, già esistenti; l'incapacità delle Istituzioni di tenere in sicurezza un quartiere - scrive Enrico Moizo a nome dei Commercianti e presidenti di Associazioni culturali del Centro Storico - La musica spenta a mezzanotte è una sentenza che "suona" come un coprifuoco che rimanda ad altre epoche oscure. Una visione di pessimismo e fastidio in cui i giovani, Le assicuro, non si riconoscono. Il problema esiste, certo. Il centro storico è diventato zona franca dove ogni ragazzino si sente autorizzato a ubriacarsi, a urinare ovunque, a fare a botte, a gridare sotto le case dei residenti. La colpa però è delle Istituzioni che per decenni non si sono occupate di far rispettare le regole attraverso controlli e sanzioni, mentre dall'altra parte il Comune concedeva licenze su licenze incentivando a investire nel Centro Storico. Oppure vogliamo dire che la colpa è di un musicista? La colpa è dell'Arte? La colpa è forse di chi offre un servizio di degustazione di un buon vino o una buona birra? 

Perché poi colpire tutti indistintamente , senza fare differenziazioni tra locali virtuosi, che hanno sempre rispettato le regole, pagato tasse, fatto cultura, e "negozi" che (s)vendono petrolio da bere ad 1 euro a minorenni? Perché farla pagare a tutti per colpire pochi? Invece di curare il male, avete deciso di uccidere il paziente. Privando il centro storico della movida torneranno i vicoli a diventare quel labirinto dove è meglio non avventurarsi proprio, in mano a spacciatori e delinquenti, in costante aumento tra altro?
Vogliamo davvero scoprirlo? Ne conseguirà una svalutazione pesantissima degli immobili e un'ulteriore perdita in termini di turismo giovanile. Oltre ai danni economici già citata».

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