Cronaca Centro / Piazza Corvetto

Ferirono giornalista, scambiato per manifestante: condannati 4 poliziotti

I quattro agenti dovranno scontare 40 giorni di reclusione ciascuno per lesioni colpose e per eccesso colposo nell'uso legittimo delle armi

Mercoledì 10 febbraio 2021 il gip di Genova Silvia Carpanini ha condannato quattro poliziotti, ritenuti colpevoli del pestaggio ai danni del giornalista del quotidiano La Repubblica Stefano Origone, avvenuto il 23 maggio 2019 durante gli scontri in piazza Corvetto in occasione di un comizio di Casapound.

I quattro agenti dovranno scontare 40 giorni di reclusione per lesioni colpose e per eccesso colposo nell'uso legittimo delle armi. Origone riportò fratture multiple ad una mano. Secondo il gip i poliziotti scambiarono il cronista per uno dei manifestanti. Gli agenti si fermarono solo dopo che un funzionario riconobbe il giornalista. Il processo si è svolto con rito abbreviato.

«Quaranta giorni partendo da una richiesta di un anno e quattro mesi sono un po' pochini, se devo dirla tutta - ha commentato Origone, ma l'importante è che ci sia stata una condanna che accerta una responsabilità. Mi sento un po' più sollevato: fino all'ultimo sostenevano quasi che mi fossi inflitto da solo i colpi, che fossi nel posto sbagliato al momento sbagliato».

«La misura della pena non è questione che attiene alla parte civile, quindi siamo soddisfatti - aggiunge il suo legale, Cesare Manzitti - ci siamo costituiti parte civile solo per i danni morali, su cui ci sarà un giudizio separato, mentre per quanto riguarda i danni patrimoniali si procederà in sede civile. In ogni caso, c'è stata anche l'assegnazione di una provvisionale di cinquemila euro».

«Le pronunce giudiziarie come sempre si rispettano ma, in attesa di conoscere le motivazioni della condanna degli agenti coinvolti nel caso Origone, è pur lecito fare una riflessione, soprattutto considerato il non peregrino rischio che come al solito qualcuno ceda alla tentazione di gridare 'all’abuso di vili torturatori', partendo con la consueta criminalizzazione e delegittimazione degli operatori in divisa. Ma, soprattutto, per tornare a chiedere con tutta la forza possibile che alle manifestazioni di piazza siano presenti anche i pm di turno». Così Valter Mazzetti, Segretario Generale Fsp Polizia di Stato, dopo la sentenza.

«Intanto – aggiunge Mazzetti -, di fronte a vani tentativi di 'dissezionare chirurgicamente da comode poltrone interventi delicati, caotici e complicatissimi, è sempre necessario invitare a tentare solo di immaginare un contesto esagitato ed estremamente confuso, di vera e propria guerriglia che si protrae così a lungo, in cui le dotazioni come ad esempio i caschi di servizio limitano sia le percezioni uditive che visive laddove, oltretutto, quasi sempre i giornalisti non indossano pettorine o segni di riconoscimento, in mezzo a facinorosi scatenati da cui, evviva Dio, i poliziotti dovranno pur difendersi. Ebbene, pretendere che in questi contesti, in cui ci si può trovare a dover fronteggiare una violenza furiosa, un operatore sia perfettamente freddo, distaccato e tranquillo, come un qualsiasi burocrate dietro a una scrivania è contestabile. Dire si può difendere, con due manganellate ma non tre lascia alquanto perplessi. Quei poliziotti a Genova stavano facendo il proprio lavoro. Certe esperienze, certe sensazioni, emozioni e paure si possono comprendere solo se vissute sulla propria pelle, altrimenti ricostruire e valutare certi stati d’animo rischia di diventare un fantasioso esercizio di immaginazione ben lontano dalla cruda realtà. Ecco perché i pm dovrebbero essere presenti a cortei e manifestazioni, per avere un osservatorio reale e concreto di ciò che accade».

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