Mascherine e ingressi a fasce orarie: l'amministratore di Amt spiega come si viaggerà sui bus nella fase 2

Dal distanziamento sociale a bordo alla sanificazione passando per gli accessi contingentati, i possibili scenari in vista della riapertura: l'intervista all'amministratore unico Marco Beltrami

Tra i nodi più complessi da sciogliere per la cosiddetta “fase 2”, quella della ripartenza - graduale, e con alta probabilità scaglionata a seconda delle Regioni - c’è sicuramente quello del trasporto pubblico. 

La domanda ricorrente, in un periodo storico in cui il concetto cardine è “distanziamento sociale”, e in cui è un diktat nazionale evitare assembramenti, è infatti quella più ovvia: come pensare di far ripartire i mezzi pubblici, luogo di affollamento per antonomasia?

Sulla risposta si stanno interrogando in molti. Non solo il governo centrale, ma a cascata anche le singole Regioni, i Comuni e le varie aziende che si occupano di trasporto pubblico. A Genova è Amt a gestire autobus, metropolitana e altri impianti, partecipata del Comune che da inizio emergenza ha modificato il servizio tentando di bilanciare la necessità di garantire il servizio stesso, tutelando però personale e passeggeri. 

A poche settimane da quella che il governatore ligure Giovanni Toti auspica sia una graduale ripartenza, la questione del trasporto pubblico richiede dunque una nuova e ulteriore riflessione per adeguarsi a una fase che si preannuncia lunga e complicata. Ne abbiamo parlato con Marco Beltrami, amministratore unico di Amt.

Quali sono i principali nodi da sciogliere per quanto riguarda il trasporto pubblico?

«La questione è complicata, e se non vengono definiti alcuni capisaldi e punti fissi per lo scenario di riferimento da parte del governo, ci muoviamo in un contesto troppo ballerino. Chiaramente le esigenze sono due: assicurare un servizio di trasporto pubblico e tutelare la salute dei passeggeri e del personale. Per farlo, dobbiamo sapere le caratteristiche della domanda dal punto di vista qualitativo e quantitativo: non solo quanti mezzi in circolazione, ma anche se ci saranno limitazioni dal punto di vista dei passeggeri per mantenere la distanza a bordo, e nel caso quanta distanza». 

Quali sono gli scenari sino a oggi immaginati per la ripresa del servizio?

«Quello che prospettiamo è la regolamentazione degli orari e dei flussi della città, il mantenimento della logica dello smart-working per chi potrà mantenerlo, e la selezione di orari di traffico che possano livellare i flussi di passeggeri eliminando i picchi ed evitando affollamento sui mezzi distribuendo i passeggeri. A Genova i picchi sono solamente tra le 7 e le 9 del  mattino e intorno all’una per l’uscita da scuola degli studenti. Dalle 16.30 alle 19 il flusso è più sgranato, per cui una delle nostre richieste ideali è la diversa distribuzione degli orari di entrata e uscita delle persone. In questo modo l’affollamento viene gestito a monte».

Come può essere garantito il distanziamento sociale sui mezzi pubblici?

«Il distanziamento fisico non può essere una decisione aziendale, ma di sistema, così come l’adozione delle mascherine obbligatorie e la quantità di persone presenti sui messi. Ovviamente per noi potrebbe essere utile sia l’uso di mascherine sia gli accessi “contingentati”, a seconda di fasce orarie,  in questo modo potremmo garantire più tranquillità sia ai passeggeri sia al personale.

Quali provvedimenti ha adottato e intende adottare Amt per garantire la sicurezza sui mezzi?

«Oltre alle ipotesi già dette, mascherine e distanziamento sociale che devono però essere regolamentati dall’alto, stiamo ragionando su una comunicazione più puntuale per quanto riguarda l’allineamento delle persone e la gestione dei flussi, anche a terra, magari con delle righe alle fermate per regolarizzare le attese, questo sia per i bus sia per la metro. Tutto, ovviamente, tenendo conto del fatto che Amt è un servizio pubblico e come tale deve essere gestito: non si può pensare di riuscire senza complicazioni a stabilire chi sale sul mezzo e chi no, né di riservare linee o bus a categorie specifiche senza una regolamentazione» 

«A oggi, Amt ha adottato un piano di sanificazione dei mezzi che si potrebbe definire industriale: la sanificazione notturna è la regola, e altre sanificazioni vengono fatte durante il giorno ai capolinea, abbiamo investito in mascherine per gli autisti, ed è un che verrà mantenuto».

Quanti casi di coronavirus accertati ci sono stati tra il personale Amt?

«A oggi abbiamo avuto solo tre casi conclamati positivi su 2300 dipendenti, a testimonianza che anche le procedure di sanificazione e protezione che abbiamo adottato hanno dato i loro frutti. Attualmente abbiamo previsto 650 turni, quando a regime siamo un po’ più di mille, e stiamo garantendo il 65% del servizio standard».

Come è cambiato l’utilizzo dei mezzi pubblici in tempi di emergenza coronavirus?

«Trasportiamo mediamente tra il 10 e il 15% di passeggeri rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. La nostra offerta è dunque sovradimensionata, con il 65% del servizio garantito, ma questo è stato fatto per offrire spazi più ampi alle persone a bordo. Mi aspetto, però, che nella fase 2 ci sarà un aumento di persone che useranno i mezzi, anche se bisogna tenere conto della ritrosia che avranno le persone a frequentare luoghi affollati. Sarà importante cercare di bilanciare tutti gli aspetti della questione».

Qual è lo scenario ideale per la ripresa del servizio di trasporto pubblico?

«Noi le stiamo studiando tutte, lo sforzo è finalizzato a pensare tante cose e avere gli “ingredienti” pronti per adeguarci a quanto verrà stabilito per la fase 2. Lo scenario ideale sarebbe accesso con la mascherina, rispetto della distanza di un metro tra i passeggeri e mantenimento del 50-60% del servizio. Con questo scenario non ci saranno affollamenti mostruosi, e con la sanificazione continua potrebbe essere una soluzione sostenibile per i prossimi mesi».

Qual è la situazione economica di Amt al momento?

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«Amt copre tra il 35 e il 37% dei costi con i ricavi derivanti dal traffico, il che significa che in condizioni normali si incassano dalla vendita di biglietti e abbonamenti 67 milioni di euro l’anno e circa 5 milioni al mese. Nell’ipotesi migliore, con il mantenimento del 50% del servizio, significa che ogni mese mancano 2,5 milioni di euro. A questo si aggiungono i costi della sanificazione, abbiamo già speso tra i 400 e i 500mila euro per gli intervenuti e l’acquisto di dispositivi di protezione. Abbiamo fatto scorta di mascherine, ci dovrebbero bastare sino a giugno, ma la sostenibilità economica è una questione importante. Ovvamente, è un problema nazionale che stanno avendo tutte le aziende di trasporti, e mi risulta che nei decreti il tema verrà trattato, si spera immaginando soluzioni a supporto».

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