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Covid, Toti punta alla zona gialla: «Basta stregoni del terrore»

Il presidente della Regione invita alla prudenza, ma «non alla paura». E guarda al report della prima settimana, contando su numeri in discesa

«Prudenza sì, paura no»: è la sintesi del lungo sfogo del presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti, che punta il dito contro quelli che definisce «stregoni del terrore», virologi, epidemiologi, scienziati, «sedicenti esperti e qualche politico preoccupati che il virus finisca, che la gente superi la paura, e che una volta tornati a vivere ci si dimentichi di loro».

Il lungo post di Toti è arrivato venerdì mattina, a poche ore dalla diffusione dei dati settimanali relativi all’andamento dell’epidemia: l’obiettivo - e la speranza - è che i numeri in questa settimana di zona arancione si siano abbassati quanto basta per tornare in zona gialla, con il focolaio della Costa Azzurra che ancora incombe sull’estremo ponente ligure ma che potrebbe essere neutralizzato «con controlli mirati sulle frontiere più esposte».

L’Rt della Liguria, intanto, resta intorno all’1, con una pressione ospedaliera meno forte che potrebbe consentire al ministero della Salute di classificare la regione come gialla tra una settimana.

«Quando i dati salgono bisogna stare molto attenti e tutti legittimamente ci preoccupiamo. Ma quando scendono perché dover essere sempre pessimisti? Secondo questa categoria c’è sempre e comunque un motivo per essere terrorizzati e stare chiusi in casa, possibilmente a guardare i loro faccioni perennemente in tv mentre ci spaventano con il loro catastrofismo - dice ancora Toti - Ora per esempio il nuovo elemento di terrore è legato alle varianti. Vero, ci sono. Vero, non bisogna mai abbassare la guardia. In Liguria, come altrove, c’è la variante inglese. Però ci sono anche i dati ospedalieri che calano e prove scientifiche che la malattia in versione inglese non faccia più male di quella “tradizionale”. Ce lo dicono i numeri della nostra sanità, ce lo dicono tanti esperti che non nutrono il proprio narcisismo con il terrore altrui».

Covid e varianti, scienziati divisi. Burioni: «Narrativa terroristica»

Sino a pochi giorni fa la variante inglese impattava sulla Liguria per un 14%. Sotto la media nazionale, dunque, ma sulla strategia da adottare per gestirla (come per le varianti sudafricana e brasiliana) gli esperti si spaccano. E se c’è chi invoca un lockdown nazionale per evitare che le varianti si diffondano, causando un nuovo picco di ricoveri e riducendo l’efficacia dei vaccini, un’altra ala più “moderata” invita alla calma.

Tra loro anche Roberto Burioni, che ha parlato di «una nuova narrativa terroristica riguardo alle varianti», ammettendo che «che possono essere, anzi almeno in un caso sono, molto pericolose» ma sottolineando come «è stupefacente come scienziati seri che non sanno niente di virologia (ma dovrebbero capire di non sapere niente) sparino sciocchezze».

«Non sappiamo bene come evolverà. Non lo sanno né gli ottimisti, né i pessimisti - ha aggiunto il presidente della Regione Liguria - Ma il pessimismo non ha mai fatto bene a nessun sistema, tranne a quelli che vivono e si alimentano nella paura. Sono pronto a scommettere che quando sarà finalmente finita ci diranno che dovremo stare comunque chiusi in casa perché il virus potrebbe tornare».

Toti ha quindi puntato il dito contro la scelta di «chiudere quando tutto va male e chiudere tutto anche quando va meglio perché il “terrore invisibile” è sempre in agguato. Non è solo una questione di ristori, che peraltro non arrivano. È questione di vivere la vita».

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