Rsa: niente mascherine per non impressionare gli ospiti, nuovi esposti in procura

In provincia di Genova sarebbero avvenuti fatti simili a quelli ipotizzati all'interno del Pio Albergo Trivulzio, dove i vertici avrebbero imposto ai dipendenti di non indossare dispositivi di protezione individuale per non allarmare gli ospiti

Immagine di repertorio

La procura di Genova ha ricevuto alcuni esposti anonimi in merito all'inchiesta sulle residenze sanitarie assistenziali (rsa). Le segnalazioni riguardano alcune strutture genovesi, dove i vertici avrebbero detto ai dipendenti di non indossare dispositivi di protezione individuale per non allarmare gli ospiti. Su questa stessa ipotesi sta indagando la procura di Milano a proposito del Pio Albergo Trivulzio.

Nel corso del punto sull'emergenza, mercoledì 29 aprile l'assessore regionale alla Sanità, Sonia Viale, è tornata a parlare della situazione nelle rsa, dove si stima che il 15% degli ospiti sia positivo. Sono stati completati i test sierologici in tutte le strutture e l'analisi dei dati è ormai completa al 90%. Su diecimila ospiti (su una popolazione di circa 11mila), il 15% è venuto a contatto con il virus, mentre su circa settemila operatori la percentuale è del 10%.

Circa la metà delle strutture liguri (70 su 40) hanno registrato criticità. L'ultima è una casa di riposo di Casella, dove gli ospiti sono stati tutti trasferiti in strutture per il trattamento di pazienti covid.

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«Prosegue il monitoraggio attento e scrupoloso da parte della task-force dedicata - ha detto l'assessore alla Sanità Sonia Viale -. Una criticità in una residenza sanitaria a Casella ha comportato la necessità di trasferire gli anziani ospiti in altre residenze dedicate esclusivamente a covid-positivi. Queste realtà così piccole presentano criticità nel gestire casi complessi, la mancanza di spazi e la mancata possibilità di fare isolamenti all'interno, sarà quindi necessario fare una riflessione sulle rsa del nostro territorio. Dobbiamo attrezzarci, lo abbiamo fatto con la rete ospedaliera e dobbiamo farlo anche con i luoghi che ospitano i nostri anziani».

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