Coronavirus

Decreto covid, le regole per le riaperture: cosa cambia dal 26 aprile

Dal certificato verde per spostarsi tra regioni di diverso colore all'apertura di bar e ristoranti passando per mondo dello spettacolo e dello sport, ecco le misure previste nel nuovo provvedimento

Via libera del Consiglio dei Ministri al nuovo decreto anti coronavirus, che contiene le linee guida per le riaperture a partire dal 26 aprile, valido sino al 31 luglio.

Liguria, che zona è?

Le principali novità riguardano le regioni in zona gialla, che iniziano gradualmente a riaprire in vista dell’estate. E dal 26 aprile, stando al monitoraggio epidemiologico, la maggio parte dell’Italia tornerà gialla, Liguria compresa.

Le altre regioni che hanno numeri da zona gialla sono Abruzzo, Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Lombardia, Marche, Molise, Piemonte, Toscana, Umbria e Veneto.

Ecco cosa prevede il nuovo decreto, punto per punto.

Spostamenti tra Regioni e certificato verde

La modifica più importante riguarda gli spostamenti tra regioni di colore arancione e rosso, e il cosiddetto certificato verde.

Dal 26 aprile gli spostamenti tra regioni di colore giallo è sempre consentito, mentre per spostarsi tra regioni rosse o arancioni sarà necessario essere in possesso di un certificato che attesta:

- Il completamento del ciclo di vaccinazione (dura sei mesi dal termine del ciclo prescritto)

- La guarigione dal coronavirus (dura sei mesi dal certificato di guarigione)

- L’effettuazione di un test molecolare o test rapido con esito negativo (dura 48 ore dalla data del test)

Scuole e università

Dal 26 aprile le scuole riaprono in presenza per ogni ordine e grado. La presenza, si legge nel decreto, è garantita in zona rossa dal 50% al 75%, e in zona gialla e arancione dal 70% al 100%."

Per le università il decreto prevede che "dal 26 aprile al 31 luglio nelle zone gialle e arancioni le attività si svolgono prioritariamente in presenza. Nelle zone rosse si raccomanda di favorire in particolare la presenza degli studenti del primo anno".

Ristoranti e bar

Dal 26 aprile i ristoranti aprono a pranzo a cena, purché possano garantire un posto all’aperto. Per i ristoranti al chiuso la data indicata per la riapertura a oggi sembra essere quella del primo giugno, con consumo al tavolo dalle 5 alle 18 e rispetto del coprifuoco.

Resta consentita senza limiti di orario la ristorazione negli alberghi e in altre strutture ricettive limitatamente ai propri clienti.

Coprifuoco

Dopo un lungo confronto tra le varie forze politiche, le Regioni e il premier Mario Draghi, il coprifuoco resta dalle 22 alle 5 del mattino. Congelata sino a maggio la richiesta dei governatori di Regione, tra cui anche il presidente della Liguria Giovanni Toti, di spostarlo alle 23 per consentire ai ristoranti di lavorare a cena in tempi più lunghi.

Visite ad amici e parenti

Dal 26 aprile e fino al 15 giugno, in zona gialla è possibile andare a trovare amici o parenti in una abitazione privata (diversa dalla propria) in 4 persone al posto di 2 (limite stabilito con il decreto precedente).

Lo stesso spostamento, con uguali limiti orari e nel numero di persone, è consentito in zona arancione all’interno dello stesso comune. Non sono invece consentiti spostamenti verso altre abitazioni private abitate nella zona rossa. 

Cinema e teatri

Dal 26 aprile riparte anche il mondo dello spettacolo. Cinema, teatri, sale concerto e live club possono accogliere il pubblico con una capienza massima fissata al 50%, e comunque con un numero di spettatori non superiore ai 500 al chiuso e ai mille all’aperto.

In relazione all'andamento epidemiologico e alle caratteristiche dei siti che ospitano gli eventi si potrà autorizzare un numero superiore di spettatori all’aperto, in linea con le indicazioni del Cts.

Piscine e Palestre

Dal 26 aprile è consentito lo svolgimento all’aperto di qualsiasi attività sportiva, anche quelle da contatto. Dal 15 maggio riaprono le piscine all’aperto, dal primo giugno le palestre.

Centri commerciali

Dal 15 maggio riaprono centri e parchi commerciali nel fine settimana, solo in zona gialla. Nelle zone a basso rischio resteranno aperte nei giorni festivi e prefestivi le attività degli esercizi commerciali presenti all'interno dei mercati e dei centri, gallerie commerciali, parchi commerciali e altre strutture assimilabili.

Fiere, congressi ed eventi sportivi

Dal 15 giugno ripartono le fiere, dal primo luglio i congressi. Sul fronte manifestazioni sportive, dal primo giugno ripartono le manifestazioni e gli eventi sportivi a livello agonistico riconosciuti di interesse nazionale con provvedimento del Coni e del Comitato Paralimpico.

Riaprono dunque gli stadi e i palazzetti, con una capienza azzima consentita del 25% rispetto a quella totale e un numero non superiore a 1.000 spettatori per quelli all’aperto, a 500 per quelli al chiuso. Come per gli spettacolo, anche nel caso degli eventi sportivi sarà possibile aumentare il numero di spettatori all’interno sulla base delle caratteristiche del sito.

Centri termali e parchi a tema

Il settore riparte dal primo luglio

Lo scontro politico

I provvedimenti adottati con il nuovo decreto hanno diviso le forze politiche al governo. 

Il Consiglio dei Ministri è stato anticipato da una lunga e animata riunione che ha vito al centro dello scontro il nodo coprifuoco. La Lega si è schierata in prima linea per allungarlo, il premier Mario Draghi alla fine ha tenuto duro stabilendo che restasse alle 22, con conseguente dichiarazione del leader Matteo Salvini di astensione dal voto.

Soddisfatti del nuovo decreto Pd e Movimento 5 Stelle. Le Regioni avevano chiesto di “consentire, nel rispetto dei protocolli di sicurezza, i servizi di ristorazione sia al chiuso che all'aperto, senza distinzione di trattamento in base agli orari di somministrazione, la proroga del coprifuoco dalle 22 alle 23, la ripresa delle attività individuali in palestra al chiuso e in piscine all'aperto, già a partire dal 26 aprile”.

«Mantenere il coprifuoco già ora fino al primo giugno cancella un ulteriore mese di vita - ha detto il presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti - Proprio a maggio, quando le giornate sono più lunghe e c’è luce quasi fino alle 22. Vuol dire precludere fin d’ora la primavera per cittadini e imprese. Facciamolo se c’è bisogno, ma prevederlo già adesso ha il sapore di una punizione. Tutti conosciamo il covid, nessuno è irresponsabile, ma facciamo il possibile per ripartire. E i dati della pandemia, che stanno migliorando, dicono che si può fare».

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