I produttori di basilico ai tempi del coronavirus: «Vendite calate anche del 70%, puntiamo sulla consegna a domicilio ma è difficile»

Le iniziative per continuare a vendere e per non dover essere costretti a buttare via basilico prima destinato a ristoranti e mercati

È l'oro verde della Liguria, uno dei simboli indiscussi della nostra regione, e adesso le aziende agricole che coltivano basilico sono in forte difficoltà, tanto che purtroppo in molti hanno dovuto buttare via intere cassette di mazzetti ormai andati a male.

Un terribile spreco, dovuto al fatto che la maggior parte delle attività di ristorazione è chiusa e anche i mercati e le fiere sono tutti fermi. E molte aziende che producono basilico, spesso antiche attività a conduzione famigliare con tanto di dipendenti a carico, si trovano in crisi e costrette purtroppo a disfarsi di parte del raccolto che, non trovando acquirenti, non si è conservato.

È il caso del Basilico Giusto di Cogoleto, una storia come quella di tante altre aziende simili: «L'attività è stata avviata dai miei genitori nel 1985 - racconta Andrea Giusto -. Viviamo tutti di basilico, loro, io, i miei due fratelli, siamo cresciuti nelle serre e abbiamo iniziato a dedicarci alla coltivazione da giovanissimi; ora abbiamo anche tre dipendenti. Andavamo bene, poi la piaga del coronavirus, e ora siamo in forte difficoltà. Vendevamo principalmente all'ingrosso, al mercato di Bolzaneto, ai ristoranti e poi ai mercati rionali, ma le vendite ora sono calate del 60-70%».

Come fare? Ci si organizza anche aderendo all'iniziativa della Cia Agricoltori Italiani "I prodotti dal campo alla tavola", anche se le perdite sono talmente ingenti che recuperarle tutte è impossibile: «La cosa più triste è quando siamo stati costretti a buttare del basilico, fermo ormai da una settimana. E dunque ci siamo messi a vendere i mazzetti ai privati aprendo alle consegne a domicilio a Genova, e anche ad Arenzano e Cogoleto. Il passaparola aiuta, i cittadini sono contenti di aiutarci e siamo felici per tutto quello che viene ma basta giusto per tappare le spese».

Sperando che le aziende del settore possano superare la crisi economica, il modello della consegna a domicilio è comunque da non sottovalutare anche in futuro: «Abbiamo scoperto un nuovo modo di vendere che ci fa riscoprire anche un diverso tipo di rapporto umano, più profondo grazie al contatto diretto con il cliente. Non ci dispiace, e sicuramente continueremo anche quando saremo tornati alla piena normalità. Sicuramente questa difficoltà ci ha fatto conoscere anche nuovi modelli per organizzarci, da non abbandonare neanche in futuro».

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