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Sampierdarena o "San Pier d’Arena", quali sono le origini del nome del quartiere genovese?

Sampierdarena, San Pier d’Arena, San Pê d’Ænn-a o Sanpedænn-a: alla scoperta della storia del nome di uno dei quartieri più popolosi di Genova 

Da antico borgo di pescatori a luogo di villeggiatura, da quartiere residenziale di ricche famiglie genovesi a cuore pulsante dell’industria genovese. Sampierdarena (San Pê d’Ænn-a o Sanpedænn-a) custodisce più di mille anni di storia: già ne XII secolo in questa zona erano presenti piccoli nuclei di contadini e pescatori. Secondo la tradizione popolare, nel 725 sarebbe transitato per questi luoghi, durante un viaggio dalla Sardegna a Pavia, il re longobardo Liutprando, trasportando le reliquie di Sant’Agostino. Si narra che passò proprio per il borgo sorto attorno ad una piccola cappella, intitolata in origine a San Pietro dell’Arena. Dopo il suo passaggio l’antica chiesa venne dunque dedicata a Sant’Agostino, poiché qui vennero deposte le ceneri del santo. Oggi l’attuale chiesa fa parte del complesso di Santa Maria della Cella, risalente al 1253, il cui nome deriva proprio dalla piccola “cella” contenente le reliquie.

Perché la piccola chiesa era intitolata a San Pietro? Perché una leggenda racconta che il santo abbia soggiornato nella nostra città e che, dopo aver finito la predicazione, si andò un giorno a riposare sulla spiaggia, che oggi non esiste più. Dopo essersi svegliato e aver notato alcuni uomini che stavano ritirando le reti, essendo stato anche lui in passato un pescatore, si mise ad aiutarli. Per questo motivo venne nominato “d’Arena”, “di sabbia”.

Il borgo si ampliò nei secoli e il 2 febbraio del 1131 venne riconosciuto come centro urbano, con il nome di Sancto Petro de Arena. Per l’occasione venne costituito un Comune retto tre consoli, che gli consentiva un’autonomia amministrativa parziale rispetto alla giurisdizione di Genova. Al nucleo originale di Sancto Petro de Arena si aggiunsero poi altri centri abitati, come Coscia, Campaccio (attuale Campasso), Canto, la zona detta Sciummæa alla foce del Polcevera e i piccoli gruppi rurali sulle colline di Promontorio e Belvedere. 

Sampierdarena restò sempre esterna rispetto alle mura di Genova, aspetto che la rese molto vulnerabile alle incursioni via mare dei pirati saraceni; fu per questo che vennero costruite nel XIII secolo delle torri di guardia lungo la costa, che le permettessero di difendersi in tempo. In quegli anni vennero anche costruiti cantieri navali, su commissione delle importanti famiglie genovesi dei Doria, Gattilusio, Lomellini. Tra il Cinquecento e il Settecento l’area divenne luogo di residenza per le ricche famiglie patrizie di Genova, che qui fecero costruire prestigiosi palazzi. Durante il secolo dell’Ottocento, l’installazione di fabbriche tessili, molini, corderie, oleifici, saponifici e zuccherifici, oltre che della fonderia in ghisa dei fratelli Balleyder, diede inizio alla fase prettamente industriale del quartiere, che ne modificò la fisionomia e divenne sua caratteristica intrinseca.

Nel 1926, per volontà del regime fascista, il centro urbano venne annesso al Comune di Genova. E fu nel 1936, a seguito di una riforma toponomastica, che San Pier d’Arena si trasformò ufficialmente in Sampierdarena, come oggi la conosciamo.

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