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Lunedì, 6 Febbraio 2023
Costume e società

“Tutti gli stracci vanno a Voltri”: come e quando Genova diventò regina della produzione della carta

Né la materia prima né i mastri cartai potevano uscire dal territorio genovese, da qui nacque il detto popolare “Tutte e strasse van a Ütri”

Genova, orgogliosa della propria produzione di carta, ne tutelò ampiamente la lavorazione, arrivando fino al punto di proibire l’emigrazione dei mastri cartai e l’esportazione di qualunque tipo di straccio - utilissima materia prima indispensabile per la produzione artigianale della carta. Come raccontano Matteo Pastorino e Luciano Rosselli in "Percorsi d’acqua a Genova e dintorni", le  pene previste per chi infrangeva questi divieti potevano essere molto salate: multe onerose, tratti di corda e persino condanna al remo sulle galee della Repubblica marinara. 

Dopo il paese di Fabriano nelle Marche, Genova si affermò nel corso del Quattrocento come polo industriale per la produzione cartaria, punto di riferimento in tutta Europa. Tutto ebbe inizio quando, agli inizi del XV secolo, l’allora anonimo artigiano Grazioso Damiani si trasferì prima a Sampierdarena e poi a Voltri, aprendo la sua bottega in una zona ricca di torrenti e corsi d’acqua. A pochi anni dall’inizio della sua attività, nel 1424, pronunciò una supplica davanti al Consiglio degli Anziani di Genova, poi diventata celebre, in cui lamentava la difficoltà e l’alto costo della materia prima necessaria al suo mestiere, come cordami e stracci. La sua richiesta al governatore era un’esclusiva sui cordami genovesi per almeno cinque anni. E venne esaudita. Fu in seguito a questi pressanti obblighi che, presso il popolo, nacque il detto “Tutte e strasse van a Ütri”, ossia “Tutti gli stracci vanno a Voltri”. 

Nei secoli a venire l’attività si ampliò e fiorì, facendo la fortuna della valle del Leira e del Cerusa e quindi della città stessa. Genova, con l’intenzione di custodire il sapere e la manodopera, arrivò a vietare l’emigrazione degli artigiani specializzati e l’esportazione degli strumenti per la produzione. Il picco della produzione della carta arrivò a cavallo tra Seicento e Settecento: arrivarono a quota 150 le papeterie - le “cartiere” in genovese - che si potevano trovare tra Voltri, Mele, Arenzano e Varazze.

Oggi le fabbriche della provincia sono circa una decina, ma la tradizione e l'arte cartaria genovese non sono andate perse. A Mele si trova il Museo della carta, accando alle Terme di Acquasanta, che permette attraverso una visita guidata (ad un costo di soli 6 euro con prenotazione obbligatoria) di scoprire le curiosità e gli spazi inerenti a questo antico mestiere.

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