"Back to Bach" al teatro di Camogli

Su una scena che potrebbe ricalcare quella di una classe - con una piccola cattedra ingombra di libri e appunti, una sedia per il violoncello e un ritratto di Johann Sebastian Bach posto su un cavalletto - o del palco di una lezione aperta, assistiamo a una dissertazione sulla figura del geniale compositore tedesco di epoca barocca basata sulle sue famose Suites. Il relatore (Nicola Ciaffoni) è un tipo un po’ noioso, prolisso e puntiglioso, che comincia la sua lezione con un entusiasmo da lui sicuramente sentito, ma che fallisce nel contagiare il Maestro Luca Franzetti, che vorrebbe sottolineare, invece la tecnica e la struttura delle composizioni bachiane, il fatto che il loro autore fosse principalmente e soprattutto un uomo, come loro, come noi. Per la precisione il ritratto di Johann Sebastian Bach che ci viene vivacemente fornito nel corso dello spettacolo è quello di un uomo dal pessimo carattere e dalla vita piena di eventi e forti emozioni, di amore, di nottate in prigione per difendere le proprie decisioni, dell’arduo confronto con la morte e la solitudine.

In Back To Bach, Nicola Ciaffoni e Luca Franzetti ci mostrano tutto questo turbinio di sentimenti e lo rintracciano all’interno dei movimenti delle famose Suites, offrendo anche a chi non ascolta abitualmente musica sinfonica una base interpretativa degli accordi in cui la musica cessa di essere teoria e materia scolastica per diventare viva, proprio come il ritratto di Johann Sebastian Bach che campeggia in scena. Lo spettacolo si conclude con una breve carrellata di motivi successivi a Bach che ne sono stati grandemente influenzati. Questo salto dall’epoca barocca a quella moderna e contemporanea, dal Don Giovanni di Wolfgang Amadeus Mozart a Sting, da Gino Paoli a Bob Marley e gli U2, è particolarmente sorprendente, perché i collegamenti che per gioco sono offerti agli spettatori sono insospettabili, eppure, una volta ascoltati pochi accordi, evidenti.

Il testo di Back to Bach è semplice e scorrevole, di ritmo veloce, e s’integra alla perfezione con i brani meravigliosamente eseguiti da Luca Franzetti, che è dotato di una comunicatività anche espressiva e di parola quando interagisce con Ciaffoni e il pubblico. È particolarmente piacevole la dinamica che s’instaura tra i due interpreti in scena, un dialogo che ora fa sorridere e ora movimenta la vicenda, senza però mai risultare confusionale o distrarre da quello che sembra essere il reale scopo della rappresentazione. La quantità di concetti veicolati con tali semplicità e colloquialità fa sì che il pubblico assista effettivamente a una lezione, di musica, certo, che però si distacca dalle regole di metrica e struttura e approda nella vita delle persone e nelle loro emozioni, la cui memoria difficilmente svanirà.

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