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Commercio abusivo, per tre liguri su quattro non è reato

Questo il preoccupante risultato di una ricerca condotta da Confesercenti su un campione di 500 persone. E a peggiorare il quadro pensa l'evasione fiscale

Tre liguri su quattro non ritengono l’abusivismo commerciale un reato: è quanto è emerso dalla ricerca di Cescot Confesercenti, presentata nell’ambito del convegno “Abusivi dichiarati, abusivi autorizzati” organizzato dall'Ente bilaterale del Terziario della Liguria.

All’incontro hanno partecipato gli assessori allo Sviluppo economico di Comune e Regione, Emanuele Piazza ed Edoardo Rixi, e i rappresentati di Guardia di Finanza e dei consumatori, che quest’anno hanno voluto puntare i riflettori sulla cultura della legalità in fatto di commercio. L’indagine presentata ha preso in considerazione un campione di 500 liguri, il 77% dei quali hanno dichiarato di non considerare illecita la produzione e la vendita di merce contraffatta, quanto “una semplice irregolarità burocratica” (il 52%).  

Dei cittadini intervistati, il 66% ha ammesso di avere acquistato almeno una volta merce contraffatta, in parte perché più conveniente, in parte per il desiderio di aiutare chi vende a sopravvivere. L’11% del campione ha invece dichiarato che non comprerebbe mai articoli non conformi perché consapevole di commettere un reato, mentre il 9% preferisce evitare soltanto per mancanza di fiducia. 

Una tendenza confermata anche online, con il 25% degli intervistati che ha ammesso di comprare senza problemi prodotti contraffatti se convenienti e l’11% che ha rivelato di farlo abitualmente. A peggiorare ulteriormente il quadro pensa poi l’evasione fiscale, con il 60% dei consumatori che si è detto disponibile a rinunciare alla fattura in cambio di uno sconto.

«Solo quest’anno, a Genova, sono stati effettuati 154 interventi e sequestrati beni per un valore di 132mila euro - ha fatto sapere il tenente Leonardo Dirella, della Guardia di Finanza - Più di 90 i soggetti denunciati, per reati che vanno dalla produzione e ricettazione di prodotti contraffatti allo sfruttamento del lavoro e dell’immigrazione. Il nostro è un impegno a 360 gradi, perché ormai la merce irregolare viene venduta anche sui social network come Facebook o Watsapp, e non mancano i casi di consumatori sanzionati per avere acquistato prodotti attraverso questi canali».

«Le conclusioni che si traggono da questa ricerca sono inequivocabili: è necessaria una campagna massiccia e coordinata di sensibilizzazione dei consumatori sui rischi per la salute, sulle mancate tasse introitate che vengono messe sulla schiena di tutti i cittadini e sui danni a imprese e posti di lavoro regolari - ha fatto sapere Andrea Dameri, direttore di Confesercenti Genova - Occorre istituire un tavolo di coordinamento tra Regione, forze dell'ordine, associazioni di categoria, Comuni e Camere di Commercio per mettere a sistema gli sforzi prodotti dai diversi soggetti. Senza la cultura della legalità il lavoro d'intelligence per bloccare i prodotti contraffatti o fuori norma e l'attività di repressione non potranno mai portare a risultati significativi, né servirà a contenere il fenomeno. Senza considerare, poi, il problema delle nuove forme di abusivismo legate in particolare all'uso delle nuove tecnologie, per le quali occorre rispondere con strumenti adeguati».

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