«Mi voleva lasciare», spara alla moglie e la uccide mentre è al telefono col figlio

L'ennesima lite, la gelosia sempre più forte, poi l'esplosione di violenza: è morta così Rosa Landi, 60 anni, uccisa dal marito mentre si sfogava per la situazione sempre più insostenibile

Quattro colpi di pistola sparati a bruciapelo, partiti da una Beretta conservata con regolare porto d'armi in casa insieme con altre tre pistole usate per esercitarsi frequentemente al poligono di Quezzi: così il 65enne Ciro Vitiello, ex dipendente dei servizi funerari municipali, ha ucciso la moglie Rosa Landi, 60 anni, nel loro appartamento di via Toscanelli, a Sestri Ponente: «Ho perso la testa, mi voleva lasciare», dirà all’operatore del 113, chiamato subito dopo il gesto.

Il delitto si è consumato nel giro di pochi minuti, il tempo di prendere la pistola, raggiungere la donna in cucina e fare fuoco mentre lei era al telefono con il figlio 41enne e la nuora, che dall'altra parte della cornetta hanno sentito atterriti gli spari. Ma la rabbia, la frustrazione per un matrimonio ormai sulla via del declino, covavano da tempo: era un anno che la Landi, venuta a conoscenza dei tradimenti del marito, pensava alla separazione, organizzava uscite con le amiche, ricreava una vita indipendente dall’uomo sposato 40 anni prima e da cui aveva avuto due figli, Irene di 43 anni e Andrea di 41. Che negli ultimi tempi ascoltavano gli sfoghi sempre più frequenti di entrambi i genitori, cui spesso affidavano gli amatissimi nipotini.

Il punto di rottura arriva intorno alle 22, subito dopo cena: tra i due coniugi scoppia una lite violenta, l’ennesima, e la Landi si rifugia in cucina per telefonare alla nuora e trovare conforto nel figlio. Ed è proprio mentre è al telefono che Vitiello va a prendere l’arma, torna in cucina e fa fuoco. Quattro colpi sparati alla schiena, all’altro capo del telefono il figlio che sente le detonazioni, chiama immediatamente il 113 e avvisa i poliziotti di quanto sta accadendo. Lo stesso gesto compiuto dal padre, che dopo gli spari fa cadere l’arma a terra, chiama le forze dell’ordine e confessa, glaciale: «Ho ucciso mia moglie».

Le volanti impiegano pochi minuti ad arrivare sul posto, trovano la porta aperta e Vitiello disarmato come richiesto dall’operatore al telefono. Accompagnato in questura, calmissimo, ancora non pienamente cosciente di quanto ha fatto, l’uomo viene sottoposto a interrogatorio dal pubblico ministero Paola Calleri e rivela tutto: la crisi, le liti sempre più frequenti, la forte gelosia e poi l’esplosione di violenza, elenca persino i 4 colpi alla schiena. E poi, dopo esseri rifiutato di vedere i figli, viene accompagnato a Marassi con l'accusa di omicidio volontario aggravato, in attesa della convalida dell'arresto.

Molto severo con i figli quando erano più giovani, amorevole con i nipotini, Vitiello non avrebbe mai avuto comportamenti violenti, stando a quanto sostenuto dagli stessi figli e dai vicini di casa, increduli e sotto shock nello scoprire quanto è successo in quell’appartamento, tra quella coppia all’apparenza normale e prova di problemi. Litigi, a volte violenti, ma sempre verbali. Solo una volta la Landi sarebbe stata minacciata, ma non aveva mai voluto sporgere denuncia: «Se avessimo avuto anche un solo campanello d’allarme, se la donna fosse venuta da noi a riportare le minacce, saremmo intervenuti in qualche modo, avremmo quantomeno sequestrato le armi - ha spiegato Delia Bucarelli, dirigente squadra volanti della questura di Genova - Il nostro appello alle donne, in quanto forze dell’ordine, è sempre lo stesso: denunciate, venite da noi, permetteteci di intervenire in tempo».

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