Ponte Morandi e gli allarmi inascoltati

Fu lo stesso progettista nel lontano 1979 a segnalare la necessità di interventi sull'opera. Che il viadotto fosse vittima di degrado lo conferma una relazione del febbraio 2018 in cui si citano espressamente i cavi costituenti gli stralli

Ministero dei Trasporti e Autostrade erano a conoscenza delle condizioni di ponte Morandi, crollato la scorsa vigilia di Ferragosto. A dirlo è un'inchiesta del settimanale L'Espresso, che ha pubblicato online il verbale (datato 1 febbraio 2018) di una riunione tra Infrastrutture, Direzione generale di vigilanza, Provveditorato opere pubbliche e società di gestione.

«I risultati delle prove riflettometriche hanno evidenziato un lento trend di degrado dei cavi costituenti gli stralli (riduzione d'area totale dei cavi dal 10 al 20 per cento) e proprio per tale considerazione la committente ha ritenuto opportuno avviare una progettazione finalizzata al rinforzo degli stralli delle pile 9 e 10», è scritto a pagina 3 del verbale, al capitolo “Descrizione difetti”.

I lavori per rinforzare ponte Morandi sarebbero dovuti partire nei prossimi mesi. Nel frattempo nessuno, a cominciare dal Provveditorato alle opere pubbliche di Genova, aveva proposto di limitare il traffico sulla struttura a fronte del degrado degli stralli.

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Ma fu lo stesso Riccardo Morandi, in uno studio internazionale del 1979 riproposto dal quotidiano online Ingenio, a mettere in guardia sulla necessità di intervenire sul viadotto. «Penso che prima o poi o forse già fra pochi anni sarà necessario ricorrere a un trattamento che consiste nella rimozione di ogni traccia di ruggine sui supporti esposti», scriveva Morandi.

Lo stesso progettista suggeriva gli interventi da compiere, tenuto conto del fatto che «La struttura viene aggredita dai venti marini (il mare dista un chilometro), che sono canalizzati nella valle attraversata dal viadotto». A preoccupare l'ingegniere erano anche i fumi dell'Ilva. Osservazioni che, se ascoltate, avrebbero potuto evitare la morte di 43 persone.

Proprio per chiarire le responsabilità del crollo, la procura di Genova ha aperto un'inchiesta per omicidio colposo plurimo, disastro colposo e attentato colposo alla sicurezza dei trasporti.

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