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Svolta nel delitto di Molassana, Vincenzo Morso si consegna alla polizia

Il 60enne, padre di Guido Morso, lo scorso 17 settembre era fuggito dall'appartamento di salita San Giacomo in cui era appena stato ucciso il 28enne Davide Di Maria

Ennesimo colpo di scena nel delitto di Molassana: dopo due settimane di latitanza, questa mattina si è costituito Vincenzo Morso, padre di Guido, uno degli uomini che lo scorso 17 settembre era nell’appartamento di salita San Giacomo dove è stato ucciso il 28enne genovese Davide Di Maria, morto per una coltellata fatale inferta, stando alle ricostruzioni degli investigatori, proprio da Guido.

Morso, 60 anni, referente delle cosche mafiose a Genova, si è presentato da solo al commissariato di Chiavari e si è consegnato ai poliziotti, che sono poi stati raggiunti dagli agenti della sezione Omicidi della Squadra Mobile che lo hanno preso in consegna e ne hanno predisposto il trasferimento in questura: «Non ce la faccio più a nascondermi», avrebbe dichiarato al momento del suo ingresso in commissariato. Il 60enne era ricercato da quando aveva lasciato l’appartamento di Molassana a bordo di una Fiat Seicento gialla, abbandonata pochi minuti dopo il delitto in via Mogadiscio, e da allora se ne erano perse le tracce. Si era invece costituito il giorno successivo alla morte di Di Maria il figlio Guido, 34enne ultrà genoano, ritenuto l’esecutore materiale del delitto, al momento in carcere con l’accusa di omicidio aggravato.

Vincenzo Morso, che in mattinata è stato sottoposto al prelievo del Dna e a tutti gli altri accertamenti, e poi trasferito nel carcere di Marassi in attesa del primo interrogatorio del magistrato, è al momento accusato di detenzione e porto d'arma contraffatta, oltre che di concorso in omicidio con il figlio: stando ai rilievi e alle perizie effettuate dalla Scientifica, sarebbe lui il proprietario della Bernardelli semi automatica calibro 7.65 con la matricola abrasa con cui il figlio Guido ha esploso un colpo verso Di Maria, andato poi a vuoto.

Si fa dunque sempre più chiaro lo scenario in cui si è consumato il delitto: secondo gli investigatori, Morso Jr si sarebbe presentato all'appartamento di salita San Giacomo accompagnato dal padre, che aveva con sé la pistola, per discutere di un debito di droga. Al loro arrivo i due Morso avrebbero trovato Di Maria, Marco N'Daye - il 30enne di origini senegalesi in carcere dal 21 settembre scorso per il possesso dell'altra pistola ritrovata sul luogo del delito, una Magnum 357 - e un altro uomo, un 26enne di Bogliasco, sul tavolo davanti a loro una pistola, in quella che aveva tutta l'aria di essere una sorta di imboscata. La situazione sarebbe quindi degenerata, nella collutazione Vincenzo Morso avrebbe perso l'arma, raccolta poi da Guido, che avrebbe fatto fuoco verso Di Maria, senza però riuscire a colpirlo. E' a quel punto, secondo il dirigente della Mobile, Annino Gargano, che sarebbe spuntato il coltello con cui sempre Guido avrebbe ferito a morte il 28enne genovese.

Morso adesso verrà sentito dal gip per fare chiarezza su quanto sia davvero accaduto lo scorso 17 settembre e sul suo ruolo nella vicenda. All’appello manca ancora l’arma del delitto, un coltello, che non è stato ancora ritrovato.

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