Cronaca

Omicidio Molassana, il pm accusa anche Enzo Morso: «Se l'avessimo fatto l'avrei detto»

In aula per il processo sulla morte di Davide Di Maria, avvenuta nel settembre 2016 a Molassana, il padre di Guido Morso si difende dalla nuova accusa del pubblico ministero

Lesioni, spaccio e concorso in omicidio: per il pubblico ministero Alberto Landolfi, anche Vincenzo Morso deve rispondere della morte di Davide Di Maria, 28 anni, ucciso il 17 settembre del 2016 nell’appartamento dell’amico Marco N’Dyaie, a Molassana, per quello che secondo l’accusa è stato un regolamento di conti per questioni legate allo spaccio di droga. 

Le nuove accuse, tra cui quella di concorso in omicidio con il figlio Guido, Vincenzo Morso se l’è viste rivolgere a sorpresa, nel corso di un’udienza in cui il pm ha chiesto al giudice di riconoscere la responsabilità di Morso Sr. nella morte di “Davidino”. In precedenza l’unico imputato era Guido, 34 anni, che dopo un’iniziale ammissione di colpevolezza aveva sempre negato di avere sferrato il fendente che ha ucciso Di Maria.

E in tribunale, lunedì, anche Vincenzo Morso è tornato a negare ogni responsabilità, rivolgendosi direttamente al pm: al termine dell’udienza, dopo averlo raggiunto in corridoio, fuori dall’aula, il 67enne di origini siciliane ha chiarito che «noi abbiamo le palle, ci prendiamo le nostre responsabilità. Se avessimo fatto qualcosa lo avremmo ammesso, ma non c’entriamo nulla». Poi entrambi si sono voltati: Morso è tornato dai suoi avvocati, Landolfi nel suo ufficio. E il processo è stato aggiornato al 6 marzo, proprio su richiesta dei legali di Morso, alla luce delle nuove accuse.

Salgono dunque a due gli imputati per la morte di Di Maria. A processo ci sono anche Marco N’Diaye e Christian Beron, i due amici di “Davidino”, che devono rispondere di rissa aggravata e spaccio. 

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